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Il Blog di Nicoletta Forcheri "Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda"
Horacio Verbitzky

mercoledì 3 settembre 2014

Mogherini lady PESC: tutti contenti, eppure non si accede a certi ruoli se...

Fonte: http://coscienzeinrete.net/politica/item/2080-mogherini-lady-pesc-tutti-contenti,-eppure-non-si-accede-a-certi-ruoli-seIn evidenza01 Settembre 2014Scritto da  Enrico CarotenutEmailDOMANDE DA PORSI SU CIASCUNA PERSONA DI POTERE
Di chi è parente?
Di chi è amica?
Quali sono state le sue frequentazioni giovanili?
E quelle attuali?
E della sua famiglia?
Che scuole ha frequentato?
Gestite da chi?
Quali gruppi ha frequentato?
Chi l'ha voluta dove è stata?
Chi l'ha voluta dove sta?
E aggiungerei:
E' iscritta ad associazioni di cui fanno parte uomini di potere?
Cosa fa il coniuge?
Che incarichi riveste il coniuge?
Quali sono state le frequentazioni del coniuge?
E del genero?
Cosa fa il genero?
Ha uno zio particolarmente influente?
"Figlia di Flavio Mogherini, scenografo per il grande cinema italiano (tra gli altri, "Il conte Max" di Giorgio Bianchi e "Accattone" di Pasolini, il film collettivo RoGoPaG) e lui stesso regista con film relativamente minori, e di Isa Mogherini, sceneggiatrice e migliore amica della zia di Veltroni... entra nella sinistra giovanile nel 1996, ovviamente veltroniana nella Roma del vicepremier dell'Ulivo di allora. Si sposa poi con Matteo Rabesani, l'assistente di Veltroni sindaco di Roma." (fonte)
Per comprendere la scalata della Mogherini occorre guardare di quali altri gruppi fa parte. Dal suo blog apprendiamo che "Sono socia dello IAI (Istituto Affari Internazionali), membro del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti" (fonte)
Comunque è interessante pensare che di tre italiane divenute ministro degli esteri, una faceva Agnelli di cognome, un'altra ha sempre avuto strani rapporti con un certo tipo di massoneria, e la terza sia la Mogherini...
Mogherini1
Quindi abbiamo i tratti giusti (obbedienza e fiuto), ed il padrone giusto. Ecco spiegata la carriera fulminante.

Quindi abbiamo i tratti giusti (obbedienza e fiuto), ed il padrone giusto. Ecco spiegata la carriera fulminante.
Dovrebbe essere evidente, ormai, che queste persone non hanno a cuore il benessere degli italiani. Non si capisce quindi perchè Renzi prorompa in scene di giubilo.
Colgo lo spunto offertomi da un post su facebook del professor Cesare Padovani, che ripropongo per intero:
CIR Mogherini
Di chi è figlia?
Se non si risponde a queste domande, non si può dire nulla sull'affidabilità della persona! E queste cose, per quelli del potere, non vengono mai dette! Ma è da ingenui pensare che si possa ricoprire cariche di responsabilità per soli propri meriti!

In questi giorni abbiamo assistito a scene di giubilo renziano per la nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezzaTutti a spellarsi le mani in applausi, e tutti convinti che avere un'italiana in questo importante ruolo, porterà vantaggi enormi al nostro paese. Vantaggi ce ne saranno e come. Bisogna però guardare bene se saranno per il paese, o solo per una certa cricca, come ahimè è ormai consuetudine.
Per capire meglio, però, dobbiamo esaminare un po' più da vicino chi è, questa Federica Mogherini. Per farlo, torna molto utile lo specchietto indicato dal professor Padovani. 
Ora, non tutte le voci possono essere indicative, ad esempio si può essere figli di illustri sconosciuti, ma aver frequentato le scuole "giuste", o essere stati notati dal professore "giusto", e magari infilati nelle associazioni "giuste", e fare una carriera spedita e stranamente senza ostacoli di rilievo.
Ma dunque, come ha fatto questa quarantunenne ad ottenere una delle posizioni più influenti all'interno della Comunità Europea?
Mogherini2
Quindi, per cominciare, troviamo subito un forte legame con la parte gesuitica-filoamericana del PD.
Parte da li, e lavora poi un po' per tutti quelli di una certa estrazione: Fassino e Franceschini (sottopiramidi della stessa fazione).
Viene sempre salvata e coccolata da tutti, anche da quelli di cui parla male, come Renzi, ovviamente prima che diventasse il leader del PD.
Ed è qui che normalmente si fermano le critiche alla Mogherini, accusata di essere, come tutti i politici italiani, una "obbediente" al capo di turno, che però sembra saper fiutare bene come gira il vento.
Ma guardando più attentamente si comprende che non può essere questa una dote che la distingue da centinaia di altri politici. In pratica, sono tutti così. Cos'ha in più la Mogherini? La gioventù? Non basta neanche quella.
E allora?
Mogherini3
Dunque: nello IAI troviamo la crema della trasversalità gesuito-massonica italiana. Dal presidente onorario (Carlo Azeglio Ciampi) a Saccomanni, da Scognamiglio ad Andreatta, ecc.
Il Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti (CONSIUSA) è stato fondato nel 1983 da nientepopòdimenoche Gianni Agnelli e David Rockefeller, e le sue attività avvengono in stretto rapporto con (qualche malizioso potrebbe dire sotto l'egida de) la Loyola University of Chicago. Non è difficile, visto il nome, indovinare a chi appartenga la Loyola University, ma se proprio volete vedere coi vostri occhi che si tratta proprio dei gesuiti, non avete che da cliccare il link. In ogni caso, il CONSIUSA contava come vice-direttore, fino a non molto tempo fa,  un personaggino come il banchiere massone Robert Agostinelli. Uno che ve lo raccomando...
Gesuiti e massoneria. Massoneria e gesuiti. E' qualche anno che raccontiamo questo connubio che sembra sfuggire ai più, in primo luogo ai media, ma guarda caso, stringi stringi, se si va a ricercare il background degli euroburocrati, alla fine si arriva sempre li. Specie negli ultimi anni, in cui l'Opus Dei non ha fatto altro che prendere mazzate.
Bisogna cominciare ad entrare nell'ordine di idee che non è stato affatto Renzi a mettere la Mogherini alla vicepresidenza della Commissione Europea. Ma sono stati gli stessi che hanno messo Renzi al potere in Italia, ad aver messo la Mogherini in una posizione ben più influente. 
Ora, queste sono le stesse persone che hanno creato e gestito la crisi con cui ci tolgono sempre più sovranità. Gli stessi degli ultimi tre primi ministri non eletti. Gli stessi che hanno messo li il predecessore della Mogherini, la cara (si fa per dire) Lady Ashton.
Cioè, volevo dire, si capisce benissimo.
E' comunque vero che si può anche essere figli, amici e parenti di potenti integrati al sistema, Ma essere comunque indipendenti, ed amanti del bene della gente..
Certo, magari poi non si avrà la nomina a lady PESC, ma se si vuole essere liberi..

J.R.R.Tolkien era Anti-Luciferino: Ecco le prove | Radio Spada

J.R.R.TOLKIEN ERA ANTI-LUCIFERINO: ECCO LE PROVE

1 marzo 2014 by  Fonte: http://radiospada.org/2014/03/j-r-r-tolkien-era-anti-luciferino-ecco-le-prove/
-di Davide Consonni-

"Il bene e il male sono rimasti immutati da sempre, e il loro significato è il medesimo per gli Elfi, per i Nani e per gli Uomini. Tocca ad ognuno di noi discernerli, tanto nel Bosco d'Oro quanto nella propria dimora"
[Da ‘La Realtà in Trasparenza’ a cura di Humprey Carpenter e il figlio Christofer Tolkien]
La Trilogia de “Il Signore degli Anelli” pubblicata da John Ronald Reuel Tolkien a partire dal 1954 ha generato uno dei fenomeni culturali più eterogenei del ventesimo secolo. Nei decenni seguenti alla pubblicazione dei tre romanzi fantasy tolkieniani decine di autorevolissimi esperti e studiosi di storia della letteratura, in particolare di quella  inglese, han pubblicato numerosi saggi, tra le centinaia pubblicati sull’argomento, in cui illustravano la propria chiave di lettura, interpretazione e visione del micro cosmo, creatura di Tolkien, contenuto nei tre romanzi. Le chiavi di lettura proposte, nella maggior parte dei casi, esulano e ignorano completamente, sia ciò che l’Autore ha dichiarato e chiarito circa la possibile chiave di lettura per un’ipotetica interpretazione, sia ciò che l’Autore ha lasciato scritto e tramandato ai posteri di se stesso, dei suoi valori, della sua fede, dell’amore per la sua famiglia e per la cultura; inoltre, numerose analisi trascurano ingenuamente o mistificano volutamente il contenuto degli importanti scambi epistolari tra l’Autore e suoi conoscenti che, a lunghi tratti, seppur inconsciamente, assumono caratteri autobiografici.
Ora, citando in primis ciò che l’Autore ha lasciato scritto in moltissime lettere (successivamente pubblicate, nel 1981, in ‘La Realtà in Trasparenza’ a cura di Humprey Carpenter e il figlio Christofer Tolkien) postume alla pubblicazione della Trilogia circa la sua possibile interpretazione,  tenteremo di capire come e da che angolazione osservare il micro-cosmo tolkeniano per declinare e comprendere il significato del suo incredibile ed inestimabile messaggio. Parafrasando e citando da una lettera di Tolkien, egli ha chiaramente definito come gli elementi che compongono Il Signore degli Anelli sono: “analogie, non simboli o allegorie, i personaggi e il contesto son ciò che sono, non rappresentano solo astrattamente, sono la realtà in trasparenza” – Le analogie, quindi, sono  ideal tipi (esempi idealizzati, idealizzazioni) utilizzati dall’autore per rappresentare, mostrare, sintetizzare e racchiudere segmenti della vita reale e gli elementi che la compongono; quindi, serve identificare e comprendere l’idea-lizzazione che l’autore ha racchiuso e sviluppato nelle analogie se si desidera declinarle e analizzarle, per cogliere, appunto, La Realtà in Trasparenza. Penso sia doveroso soffermarsi brevemente sul concetto di realtà in trasparenza citando il pensiero di Lewis: “nessun altro mondo è così palesemente oggettivo» come quello creato da Tolkien: gli uomini sono uomini in modo più vero, gli amici più amici di quanto spesso sperimentiamo ogni giorno. Insomma: la realtà in trasparenza.” Sempre citando alcuni passi delle lettere lasciate da Tolkien arriviamo ad uno dei passaggi fondamentali per la profonda comprensione delle analogie Tolkieniane. Così scrisse rispondendo al suo padre spirituale gesuita Robert Murray:  «Mio caro Rob, mi ha specialmente rallegrato quello che tu hai detto […] e hai rivelato persino a me stesso alcune cose del mio lavoro. Penso di sapere esattamente che cosa intendi con dottrina della Grazia; e naturalmente con il tuo riferimento a Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia piccola percezione di bellezza sia come maestà sia come semplicità. Il Signore degli anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. […] Perché a dir la verità, io consciamente ho programmato molto poco; e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so». Seguono dei passi tratti dalle lettere indirizzate al figlio Christopher, impegnato al fronte, l’8 marzo 1944,  in cui traspare vivida e luminosa la vera natura dell’autore e la natura del suo rapporto con gli amatissimi figli, i veri destinatari delle incredibili opere tolkieniane:«io ti propongo l’unica grande cosa da amare sulla terra: i Santi Sacramenti. Qui tu troverai avventura, gloria, onore, fedeltà e la vera strada per tutto il tuo amore su questa terra, e più di questo: la morte. Per il divino paradosso che solo il presagio della morte, che fa terminare la vita e pretende da tutti la resa, può conservare e donare realtà ed eterna durata alle relazioni su questa terra che tu cerchi (amore, fedeltà, gioia), e che ogni uomo nel suo cuore desidera”[…] "Ma c'è ancora qualche speranza che le cose per noi possano migliorare, anche sul piano temporale, per grazia di Dio. [...] E tu sei stato per me un dono così speciale, in un periodo di disperazione e di sofferenza mentale, e il tuo amore, che si è schiuso subito non appena sei nato, mi ha fatto capire, a chiare lettere, che io avrò sempre motivo di consolazione grazie alla certezza che non c'è fine a tutto questo” […]”Se non riesci a raggiungere la pace interiore, e a pochi è dato raggiungerla (men che mai a me) nelle tribolazioni, non dimenticare che l’aspirazione a raggiungerla non è inutile, ma un atto concreto. Mi dispiace di doverti parlare così e in modo così incerto. Ma non posso fare niente di più per te, carissimo […]. Se già non lo fai, prendi l’abitudine di pregare. Io prego molto (in latino): il Gloria Patri, il Gloria in excelsis, il Laudate Domino, il Laudate pueri Dominum (a cui sono particolarmente affezionato), uno dei salmi domenicali; e il Magnificat; anche la Litania di Loreto (con la preghiera Sub tuum praesidium). Se nel cuore hai queste preghiere non avrai mai bisogno di altre parole di conforto». [John Ronald Reuel Tolkien da, 'La Realtà in Trasparenza', Lettera 64,65: 30 aprile 1944 a Christopher Tolkien] Dall’attenta analisi di questi e altri passi degli scambi epistolari di Tolkien si può chiaramente evincere la radicale e genuina fede che lo accompagna. Quest’analisi cozza profondamente con le ‘accuse’ rivolte a Tolkien da vari ricercatori (parolone per codesti ciarlatani, poi dimostreremo perché) circa la possibile affiliazione di Tolkien alla potente setta filo-satanista Golden Dawn fondata da Alister Crowley, padre del satanismo moderno. Le Prove apportate da questi ‘ricercatori’ circa l’eventuale affiliazione di Tolkien alla Golden Dawn sono a  dir poco ridicole nonché possono essere ampiamente utilizzate per screditare la stessa tesi che vorrebbero sostenere (poi vedremo nello specifico come).
Prima vorrei portare l’importante testimonianza di Thomas Howard, docente universitario di Letteratura Inglese, amico di Lewis e Williams (quest’ultimo veramente affiliato alla Golden Dawn, spiegheremo poi), e critico delle opere tolkieniane: “A un livello superficiale così come a un livello più profondo, siamo autorizzati a parlare de Il Signore degli Anelli come di un "capolavoro cattolico". Chi ce ne da il diritto è lo stesso Tolkien, che ha detto che non avrebbe mai potuto scrivere la saga se non fosse stato cattolico. Inoltre egli ha individuato, in molti elementi della narrazione, una specifica analogia con categorie cattoliche (in una conversazione con Clyde Kilby disse che riteneva Gandalf un angelo). A un livello più profondo, naturalmente, scopriamo che l'intera struttura della Terra di Mezzo è assolutamente comprensibile per qualsiasi serio cattolico. Per esempio, il bene e il male, così come vengono intesi dalla Chiesa, nella Terra di Mezzo non sono diversi da come noi ne facciamo esperienza. Il male è parassitico, e non ha altra funzione che quella di distruggere la buona solidità e bellezza che caratterizza la creazione. Gollum è un esempio significativo: in origine creatura molto simile agli Hobbit, il male lo ha poi ridotto a un sibilante, ringhioso, inaridito frammento di quello che è un Hobbit. Lo stesso vale per il paesaggio di Mordor: il male ha distrutto tutto ciò che era meraviglioso e fertile, e vi ha lasciato solo cumuli di cenere e fango. Anche la sofferenza subita "in vece di qualcun altro" è di fondamentale importanza nella saga, come lo è per il cattolicesimo: la Compagnia dell'Anello sopporta ciò che sopporta per amore della salvezza del mondo, per così dire. Questo preannuncia ciò che è centrale per la nostra storia, ossia le sofferenze di Nostro Signore, e quelle dei santi, a favore dell'umanità peccatrice. Un avvertimento: Tolkien ha sempre dimostrato un'antipatia verso l'allegoria (riteneva che Narnia di Lewis fosse troppo allegorica), cosicché di fatto c'è il rischio di "battezzare" tutto con eccessivo zelo. Frodo non è Cristo, e nemmeno lo è Aragorn (lo sconosciuto, ma legittimo re che sta per tornare). Galadriel, per quanto pura e amabile possa essere, non è un'allegoria della Madonna. Ma, alla fine, possiamo con l'approvazione di Tolkien parlare della saga come di un capolavoro cattolico. Un post scriptum potrebbe essere l'osservazione che nessun protestante avrebbe plausibilmente potuto scrivere questa saga, poiché essa è profondamente "sacramentale". Ossia: si raggiunge la salvezza solo attraverso mezzi concreti, fisici (l'Incarnazione, il Golgotha, la Resurrezione e l'Ascensione); e la storia di Tolkien è disseminata di "sacramentali" (il lembas, il viatico degli Elfi, dall'originario lennmbass, "pane da viaggio"; la fiala di luce di Galadriel; il mithril, in elfico è l'argento di Moria, il vero argento; Vathelas, la foglia di re, erba risanatrice così chiamata dagli Elfi).” Dopo questa testimonianza chiarificatrice vorrei portare all’attenzione parte dell’introduzione alla prima edizione del 2000 del ‘Signore degli Anelli’ scritta da Elémire Zolla, il quale in questo passo  mette a confronto la saga di Tolkien con la tradizione della fiaba moderna e contemporanea : “«Una differenza sottile e radicale, come fra la notte e il giorno, discrimina Tolkien, segnatamente da Graves, Williams e Powys: egli non cerca la mediazione tra male e bene, ma soltanto la vittoria sul male. I suoi draghi non sono da assimilare, da sentire in qualche modo fratelli, ma da annientare». In tutti codesti moderni favolisti, «sempre si assiste a una calata negli inferi non per debellarli ma per farsi contagiare, sì da ricevere una diabolica energia. […] In breve, ci si ritrova nell’atmosfera consueta, moderna, erotica, intrisa di confusioni, androgina, che fu inaugurata da Blake, che è stata nella scorsa generazione formulata da Jung. […] Il fascino che sprigiona da Tolkien proviene dal suo completo ripudio di quella tradizione sinistraLa sua fiaba non celebra il consueto signore delle favole moderne, Lucifero, ma celebra San Michele, Beowulf o San Giorgio». Zolla continua poco dopo: “ Anche quei favolisti dalla mano sinistra sanno cosa abbastanza nascoste, conoscono il potere immenso dei puri pensieri, eppure sono inconciliabili con la schiera dei favolisti della Tradizione benigna e luminosa: Tolkien o C.S Lewis. Non è esaltante che pure in tempi dediti al culto del Caos abbiano levato la voce anche questi ultimi, e che la Tradizione da loro cantata abbia avuto anche un altro servitore, dedito a narrare le opere della tenebra, Montague Summers?”
Qui Zolla sintetizza, riassume e cristallizza in pochissime righe l’aspetto radicale e fondamentale della fiaba Tolkeniana: ‘La Vittoria sul Male’. Vittoria mai mediata, mai parziale ma sempre ricercata con il massimo degli strumenti e con il totale delle forze, questa epica ed universale battaglia contro il Male è oltremodo evidente nello sviluppo degli eventi contenuti nei tre romanzi del Signore degli Anelli. Proprio grazie all’interpretazione di Zolla della favolistica tolkeniana come Epica battaglia Anti-luciferina posso ora porre l’accento su ciò che ci è noto circa il rapporto tra Tolkien e uno dei più famosi membri della Golden Dawn, appartenente anch’egli, come Tolkien, agli Inklings (circolo di scrittori inglesi infiltrato dalla Golden Dawn). Mi riferisco a Charles Williams, il quale aveva una strana influenza su Lewis, (amico di vecchia data di Tolkien e anch’egli autore cattolico) che esercitò sempre più pesantemente, dalla fine degli anni Trenta in poi. «Membro devoto della Chiesa d’Inghilterra» scrive White (biografo di Tolkien), «Williams era contemporaneamente affascinato in maniera ossessiva dal misticismo e dall’occulto. Faceva parte di un famoso gruppo iniziatico noto come l’Ordine dell’Aurora dorata (Golden Dawn) di cui era membro il famigerato Aleister Crowley [il fondatore del satanismo moderno], ma la domenica andava in chiesa a pregare». La produzione letteraria di questi membri del gruppo, appartenenti contemporaneamente agli Inklings e alla Golden Dawn, aveva per Tolkien qualcosa di ambiguo. Le loro storie, sulla scia della tradizione favolistica moderna, erano pericolosamente attratte dal fascino dell’esoterico e dell’occulto come ci chiarifica benissimo Zolla nell’Introduzione alla prima edizione italiana, il quale mostra la radicale differenza tra la favolistica di Williams, Powys, Graves che decantano chiaramente Lucifero e la favolistica di Tolkien e Lewis i quali (Lewis in modo più esplicito) decantano principalmente San Michele e San Giorgio.
Ora passiamo a demolire quella che può superficialmente sembrare la principale prova a sostegno della tesi che Tolkien fosse iniziato alla Golden Dawn. Non so se chi sostiene tale tesi sia semplicemente un ingenuo ignorante oppure un mistificatore in malafede, ma resta il fatto che quello che a tale sostenitore può sembrare il principale elemento argomentativo reggente la sua tesi è invece uno dei più chiari ed espliciti esempi lasciatoci da Tolkien per comprendere il ‘verso’ e la ‘direzione’ della sua epica ed universale battaglia. Bene, la ‘sconvolgente’ prova dell’affiliazione di Tolkien secondo questi baldi ricercatori risiederebbe nella raffigurazione, disegnata dallo stesso Tolkien, che nella prima edizione italiana si trova a pg, 383. Questa raffigurazione è situata, nel romanzo tolkeniano, sulla Porta delle Miniere di Moria: l’accusa contesta l’assoluta somiglianza di questa raffigurazione con l’Arco Reale Alchemico appartenente alla Massoneria Iniziatica. Assolutamente verissimo, gli archi sono identici, il richiamo di Tolkien è chiaramente esplicito, forse il più esplicito dell’intera sua Opera. Ma la cosa fondamentale che dobbiamo notare circa la presenza esplicita di questo simbolo massonico è l’utilizzo che ne fa l’autore: è qui che la prova diventa contro-prova, è qui che la balzana argomentazione si auto-trasforma in contro argomentazione.
L’Arco Reale Alchemico, tipico della Massoneria, è stato posto da Tolkien proprio all’entrata di quelle Miniere che saranno il vero luogo d’inizio dell’epica battaglia tra Bene (Compagnia dell’Anello) e Male (Sauron) messa in mostra da Tolkien, ‘un posto maledetto’ citando direttamente l’autore. Infatti, all’interno delle Miniere di Moria, (un tempo luogo pacifico dove i nani scavavano avidi la roccia, ma ora conquistato e in balia delle ‘forze oscure’ di Sauron), quindi dopo aver oltrepassato la porta alchemica-massonica, Gandalf, stregone utilizzatore della magia bianca e della preghiera dovrà sconfiggere un’entità mostruosa dalle dimensioni gigantesche e dalle sembianze chiaramente sataniche: Balrog. Nel Silmarillion, unico testo esplicitamente religioso di Tolkien, Balrog, l'entità mostruosa incontrata e sconfitta a Moriah da Gandalf vien descritto come uno degli 'spiriti di fuoco Caduti nella Tenebra' perché corrotti da Melkor, il quale è al vera Origine del Male supremo nelle opere Tolkeniane, Melkor è anch'egli descritto come un'entità angelica 'Caduta' perché fu la prima a sfidare ed esser sconfitta da Eru, Il Creatore di Ea (Universo Tolkeniano), l'analogia a Lucifero è talmente lampante esplicita e palese che è inutile spiegarla. Balrog dopo esser stato sconfitto trascinerà con sé lo stregone Gandalf negli abissi della terra. L’analogia è chiarissima. L’iniziazione alchemica non lascia scampo neppure ad un guerriero potente e benigno come Gandalf, anch’egli soccombe agli oscuri poteri del Maligno nonostante l’immenso potere spirituale, salvo poi scoprire, con l'evolversi degli eventi, che Gandalf il Grigio 'resusciterà' nelle vesti di Gandalf il Bianco. V'è un'ulteriore doverosa precisazione da fare sull'episodio dell'entrata nelle Rovine-Miniere di Moriah per screditare ulteriormente le teorie secondo le quali anche Gandalf (personaggio centrale della Compagnia dell'Anello e della saga Tolkieniana) sarebbe un alto iniziato al Potere oscuro di Sauron perché utilizzatore della magia 'pagana' non cara alla dottrina cattolica (!!!).  Nel momento in cui la Compagnia dell'Anello giunge alle tanto temute Mura di Moriah e alla tanto strumentalizzata (dai ricercatori ignoranti o mistificatori) Porta d'entrata Occidentale delle Miniere di Moriah, Gandalf, alto iniziato all'alchimia secondo le balzane teorie, trovandosi di fronte all'Arco Reale Alchemico tanto caro agli alchimisti massoni e malamente strumentalizzato dagli improvvisati ricercatori, non riesce in alcun modo ad  aprire la porta, tenta ogni formula in ogni lingua a lui conosciuta ma nulla, la porta non si apre tanto da farlo spazientire e dissuadere dimostrando di non conoscere (ovviamente in forma di analogia, allegoria con la realtà) i segreti dell'alchimia massonica necessari per 'aprire' l'Arco Reale Alchemico; ciò cozza chiaramente con la visione che dipingerebbe Gandalf come alto iniziato ai poteri alchemici tanto cari alla massoneria, visione che si dimostra assolutamente assurda.   Quindi, quella che dagli accusatori vien descritta come la prova centrale per la dimostrazione dell’affiliazione di Tolkien alla Golden Down s’è facilmente trasformata in un‘esplicita prova di come l’autore concepisse l’iniziazione all’immaginario alchemico-massonico vicina, se non coincidente alla figura di satana-lucifero e delle sue schiere demoniache, come moltissimi noti studiosi anti-massoneria sostengono. Potrebbe tornare utile ai baldi ricercatori sapere che Moriah, il nome utilizzato da Tolkien per descrivere il luogo maledetto che diede inizio all’epica battaglia tra Bene e Male, è riconducibile nella Bibbia al monte su cui Salomone e il suo architetto Hiram han costruito il loro primo Tempio, il Monte Moriah per l’appunto, evento che ha dato le basi ai miti fondativi della Massoneria Gnostica Iniziatica. Inoltre, giusto per concludere, potrei ricordare sempre ai nostri baldi ‘ricercatori’ di iniziati che la dicitura ‘Signore degli Anelli’ è riconducibile nella Dottrina Cristiana a Saturno, antichissima divinità  demoniaca venerata dai circoli esoterico-occultisti fino ai giorni nostri (la Golden Dawn si trova ovviamente tra questi) : nella saga Tolkeniana Il Signore degli Anelli è Sauron, anche noto come: Oscuro Signore, Signore di Mordor, Creatore dell'Unico, Ingannatore, Mano Nera, Aborrito, Oscuro Potere, Negromante, Grande Occhio, Nemico e Crudele, egli è il creatore degli anelli prima, e dell’unico anello poi, anello creato per domarli, per trovarli, per ghermirli e nel buio incatenarli.

Bibliografia: - 'Il Signore degli Anelli' J.R.R.Tolkien, prima edizione 2000, Bompiani - 'La vita di J.R.R.Tolkien' White Michael, Bompianione - 'La realtà in trasparenza'  Christopher Tolkien, Bompiani - 'Il Silmarillion, J.R.R.Tolkien, Bompiani, prima edizione 2000 - 'Intervista a Th. Howard':  http://www.gliscritti.it/approf/tolkien.htm

Imam convertito a Cristo a partire dal Corano...

sabato 30 agosto 2014

SCIE CHIMICHE: LA GUERRA SEGRETA



Pubblicato il 24/ago/2014
Documentario completo a cura dI TANKER ENEMY
Le interviste, le immagini e i dati incontrovertibili sulla più grande guerra contro l'umanità,
la GEOINGEGNERIA CLANDESTINA

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_________________________________

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SCIE CHIMICHE: LA GUERRA SEGRETA
Chemtrails: The Secret War
durata 1 h

http://www.tanker-enemy.eu/scie-chimi...

TANKER ENEMY ha realizzato il primo documentario italiano sul tema
della GEOINGEGNERIA CLANDESTINA
le cosiddette "SCIE CHIMICHE"

Questo film porrà di fronte alle proprie responsabilità tutti coloro che, in questi anni, hanno negato, ridicolizzato, sminuito il problema delle CHEMTRAILS.

Oggi solo chi non vuole
può non sapere.

Ringrazio Rosario e Antonio Marcianò oltre che Elia Menta per il lavoro documentaristico messo a disposizione, anche tramite il mio canale,
di tutta la comunità web.

Invito chiunque a sostenere gli autori del Film, esperti che da anni, sotto i colpi della menzogna di Stato, si battono perché affiori la verità.

Per avere il Documentario a casa
http://www.tanker-enemy.eu/scie-chimi...

Rosario Marcianò
https://www.youtube.com/user/tankerenemy

Tanker Enemy
http://www.tankerenemy.com

Elia Menta
https://www.youtube.com/user/EsserciORA

LA GUERRA SEGRETA

CAPITOLI
02:18 CHEMTRAILS: THE SECRET WAR
07:01 SCIE DI CONDENSAZIONE
20:03 GLI ARTEFICI E GLI INTERESSI IN GIOCO
27:49 GLI OBIETTIVI
32:28 LE CONSEGUENZE SULL' AMBIENTE
40:41 LE CONSEGUENZE SUGLI ESSERI VIVENTI
48:44 LA DISINFORMAZIONE
55:45 LE PROSPETTIVE E LE AZIONI DI CONTRASTO

SCIE CHIMICHE: LA GUERRA SEGRETA



Pubblicato il 24/ago/2014
Documentario completo a cura dI TANKER ENEMY
Le interviste, le immagini e i dati incontrovertibili sulla più grande guerra contro l'umanità,
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Chemtrails: The Secret War
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della GEOINGEGNERIA CLANDESTINA
le cosiddette "SCIE CHIMICHE"

Questo film porrà di fronte alle proprie responsabilità tutti coloro che, in questi anni, hanno negato, ridicolizzato, sminuito il problema delle CHEMTRAILS.

Oggi solo chi non vuole
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Ringrazio Rosario e Antonio Marcianò oltre che Elia Menta per il lavoro documentaristico messo a disposizione, anche tramite il mio canale,
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Invito chiunque a sostenere gli autori del Film, esperti che da anni, sotto i colpi della menzogna di Stato, si battono perché affiori la verità.

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Rosario Marcianò
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LA GUERRA SEGRETA

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02:18 CHEMTRAILS: THE SECRET WAR
07:01 SCIE DI CONDENSAZIONE
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27:49 GLI OBIETTIVI
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SCIE CHIMICHE: LA GUERRA SEGRETA



Pubblicato il 24/ago/2014
Documentario completo a cura dI TANKER ENEMY
Le interviste, le immagini e i dati incontrovertibili sulla più grande guerra contro l'umanità,
la GEOINGEGNERIA CLANDESTINA

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Chemtrails: The Secret War
durata 1 h

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della GEOINGEGNERIA CLANDESTINA
le cosiddette "SCIE CHIMICHE"

Questo film porrà di fronte alle proprie responsabilità tutti coloro che, in questi anni, hanno negato, ridicolizzato, sminuito il problema delle CHEMTRAILS.

Oggi solo chi non vuole
può non sapere.

Ringrazio Rosario e Antonio Marcianò oltre che Elia Menta per il lavoro documentaristico messo a disposizione, anche tramite il mio canale,
di tutta la comunità web.

Invito chiunque a sostenere gli autori del Film, esperti che da anni, sotto i colpi della menzogna di Stato, si battono perché affiori la verità.

Per avere il Documentario a casa
http://www.tanker-enemy.eu/scie-chimi...

Rosario Marcianò
https://www.youtube.com/user/tankerenemy

Tanker Enemy
http://www.tankerenemy.com

Elia Menta
https://www.youtube.com/user/EsserciORA

LA GUERRA SEGRETA

CAPITOLI
02:18 CHEMTRAILS: THE SECRET WAR
07:01 SCIE DI CONDENSAZIONE
20:03 GLI ARTEFICI E GLI INTERESSI IN GIOCO
27:49 GLI OBIETTIVI
32:28 LE CONSEGUENZE SULL' AMBIENTE
40:41 LE CONSEGUENZE SUGLI ESSERI VIVENTI
48:44 LA DISINFORMAZIONE
55:45 LE PROSPETTIVE E LE AZIONI DI CONTRASTO

giovedì 28 agosto 2014

Il conto degli sbarchi lo pagheranno le donne

Fonte: http://www.italianiliberi.it/Edito14/il-conto-degli-sbarchi-lo-pagheranno-le-donne.html

di Ida Magli
Il Giornale | 13.08.2014


La grande maggioranza di coloro che arrivano in terra italiana, con il passaporto o con gli scafisti, sono di religione islamica. Purtroppo gli italiani, a causa della particolarissima storia politica che hanno alle spalle, si sono abituati, quasi come per reazione genetica, a non sapere nulla delle religioni con le quali hanno sempre avuto a che fare. Conoscono pochissimo perfino il cattolicesimo. Se si chiede a un italiano la formula del Credo o chi sia lo Spirito Santo, si può essere certi che non sa rispondere. Tranne quelli molto devoti (in genere donne) oppure appartenenti a qualche associazione cattolica e di conseguenza consapevoli dell’importanza politica della propria religione, l’italiano medio di religioni sa soltanto quello che gli giunge attraverso il contesto giornalistico quotidiano, il che significa che “tecnicamente” non sa nulla. Si tratta di una “resistenza”, inconsapevole ma profonda, instauratasi a difesa sia di ogni singolo italiano sia del popolo italiano, dotato di un’intelligenza critica sovrabbondante in confronto all’attitudine “mitica” o al misticismo simbolico che connotano tanti popoli anche in Europa.

È questo il vero motivo per il quale gli italiani non sono capaci di valutare l’incidenza nella nostra società della religione di cui sono portatori gli immigrati, la forza del loro essere “credenti”, il peso dei comportamenti imposti dal Corano in ogni ambito della vita, ma soprattutto nel rapporto fra uomo e donna. Questo rapporto lo possiamo analizzare partendo da un dato fondamentale: la donna è di un grado inferiore all’uomo. Nella sùra delle donne, capitolo del Corano espressamente dedicato alle norme riguardanti le donne e il cui testo dovrebbe essere esposto ovunque nel territorio italiano, Maometto afferma che gli uomini sono superiori alle donne, se disobbediscono le debbono punire, metterle in letti separati e batterle. La donna è impura e contaminante a causa dei meccanismi fisiologici della sua sessualità (mestruazioni, gravidanza, puerperio), il che significa che deve vivere a parte, insieme alle altre donne e ai bambini, coperta dalla testa ai piedi per non essere vista né toccata. Sono tutte regole risalenti al libro Levitico dell’Antico Testamento e riprese da Maometto nel Corano, regole quindi elaborate da pastori nomadi della Palestina di molti millenni avanti Cristo, incompatibili con la società occidentale e che infatti hanno subìto con il passare del tempo diversi “aggiustamenti”. Ma la norma cui si attengono gli odierni Califfati e Stati islamici più osservanti è rigidamente quella coranica.

Nei paesi europei di forte immigrazione come la Germania, la Francia, l’Inghilterra (ma anche negli Stati Uniti) sono attivi già da anni dei tribunali islamici che giudicano ed emettono sentenze secondo il Corano soprattutto nell’ambito di questioni o “reati” familiari, e questo è di per sé la prova dell’esistenza di uno Stato nello Stato, della sua incapacità ad amministrare i cittadini con lo stesso diritto. La nostra antichissima, nobile formula: “La legge è uguale per tutti” non vale più. Ma questa è in definitiva la testimonianza più sicura che la tanto osannata “integrazione” è impossibile da realizzare. Impossibile per un motivo molto semplice che i politici però si rifiutano di capire: le religioni sono creazione dei singoli popoli, così come la lingua, il diritto, l’arte, la musica, la scienza; ne rispecchiano la forma mentis, la visione del mondo, il carattere, la personalità di base. Cosa avverrà nel prossimo futuro in Italia con una forte presenza di musulmani se non si bloccherà immediatamente l’immigrazione? Nessuno si illuda che dando loro la cittadinanza italiana, come è stato proposto da alcuni partiti, diventino italiani. Non è l’anagrafe a creare i popoli e la loro cultura.

Da quanto abbiamo detto sullo statuto delle donne nell’islamismo è facile comprendere come questo rappresenti uno dei pericoli maggiori di disintegrazione per il tessuto della società italiana. Per quanto le donne siano oggi in grande maggioranza ben consapevoli di se stesse, dei propri diritti, della propria libertà, sono però in qualche modo fragili, poeticamente alla ricerca di un amore “diverso”, vagheggiando un maschio sessualmente e psicologicamente forte, capace di dominare, tipo ormai rarissimo da trovare fra gli italiani. Le promesse di parità non contano: una volta sposate con un musulmano le donne sperimentano la forza della cultura islamica non soltanto nel marito ma in tutta la sua famiglia e sono costrette ad una obbedienza che diventa anche più grave con la nascita di figli. Ma possiamo intravedere pericoli ancora più gravi per la tenuta della società nei messaggi che si sprigionano nell’aria, dal punto di vista culturale, con una forte presenza di donne velate, tabuizzate, spesso infibulate, che coltivano doveri, ideali, mode, sentimenti, passioni, linguaggi in totale contrasto con i nostri. L’aria culturale non la si può chiudere nelle moschee o nei tribunali appositi: la respiriamo tutti. La “tolleranza” ne facilita la circolazione ovunque e coloro che, nascosti dietro le torri di Bruxelles, hanno ideato e sostengono l’immigrazione di massa come il migliore strumento per distruggere l’Europa, lo sanno benissimo. È sbagliato infatti credere che il fascino della libertà di cui godono le donne italiane avrà necessariamente la meglio sulle “chiusure” musulmane. È già successo nel passaggio dalla libertà delle donne romane alla clausura di quelle cristiane. Anche allora furono le norme tabuizzanti dell’Antico Testamento a vincere, malgrado il messaggio di Gesù: “Le donne non osino prendere la parola nelle riunioni, portino la testa coperta”.


Ida Magli
Roma, 11 agosto 2014


domenica 24 agosto 2014

“La spendibilità dei Sardex? Io mi sto facendo casa.” | Sardex.net

>Fonte:http://www.sardex.net/2014/07/la-spendibilitaa-dei-sardex-io-mi-sto-facendo-casa/
Qualcuno talvolta ci domanda quanto siano realmente spendibili i crediti Sardex e, non essendoci miglior risposta che quella dei fatti, riportiamo un fresco esempio su ciò che avviene all’interno del Circuito di Credito Commerciale Sardex.net.
Sono partiti da circa una settimana i lavori di una Ditta Edile – di cui tacciamo il nome per rispetto della privacy dei nostri iscritti – commisionati da un altro Iscritto al Circuito per un valore totale di 60.000 euro, dei quali il 60% verranno pagati in Sardex, ovvero il corrispondente di ben 36.000 euro.
Nello specifico, un iscritto sta costruendo il Secondo Piano di un Immobile pagandolo il 60% in Sardex, dando lavoro ad un’ altra azienda del Circuito che potrà a sua volta riutilizzare i crediti per le proprie spese correnti, acquisti ed investimenti risparmiando liquidità in euro ed aumentando il proprio fatturato.
Oltre che, non dimentichiamoci, evitare di lasciare a casa i propri dipendenti.
In Svizzera, dove il Circuito Wir – molto simile aSardex.net -  è presente da ottantanni, oramai è del tutto naturale costruire e/o vendere immobili in moneta complementare, come raccontammo in un precedente articolo,>Sardex.net, forti delle positive esperienze avute, alcuni imprenditori stanno cominciando ad operare questo tipo d’investimenti con tutto ciò che ne consegue, ovvero il rilancio di un settore importantissimo per il tessuto economico e sociale dell’Isola, quello Edile,  fra i più colpiti dalla crisi che ha investito l’Europa.
Proprio per via dell’alto tasso di operai edili presenti in Sardegna questo è un settore che ci sta particolarmente a cuore, e queste iniziative, al di là di provare ulteriormente quanto il Circuito Sardex.net possa essere utile e vantaggioso per le imprese e la comunità, ci fanno ben sperare per un futuro dove sempre più persone ed imprese capiscano le opportunità e le potenzialità del Sardex come strumento di rilancio economico.
In conclusione, è doveroso un ringraziamento all’area broker che ogni giorno, in prima linea, lavora con serietà e professionalità al servizio degli iscrittiSardex.net al fine di soddisfare le esigenze personali di ognuno conciliandole con quelle del gruppo, compiendo un minuzioso e delicato lavoro affinché il Circuito mantenga il suo equilibrio e nessuno rimanga mai indietro.
Perchè la vera forza del Circuito è, e sarà sempre, la capacità di saper essere un Gruppo; un Gruppo Unito, coeso, consapevole degli innumerevoli vantaggi che l’unione e la cooperazione in se recano, con gli occhi rivolti al futuro: il futuro d’una Nuova Isola, d’una Sardegna che non subisce più ma stupisce, finalmente con sorrisi di speranza da affiancare  a quest’eterno incantevole sole.



 http://www.repubblica.it/next/2014/06/23/news/dalla_sardegna_al_resto_d_italia_sardex_inventa_la_moneta_complementare_abbiamo_ripensato_l_economia-89771112/

Dalla Sardegna al resto d'Italia. Sardex inventa la moneta complementare. "Abbiamo ripensato l'economia"

Viaggio nelle start up in gara al 'Next' di Siena. Tra le cinque eccellenze c'è Sardex, una moneta complementare capace di affiancarsi a quella tradizionale. "Le aziende dell'isola hanno la possibilità di sostenersi a vicenda, finanziandosi reciprocamente senza interessi". Così Carlo Mancosu racconta Sardex, che conta duemila imprese aderenti e sette circuiti avviati in Italia





Sono partiti dalla Sardegna e stanno approdando in ogni angolo d'Italia. Progetto ambizioso e rivoluzionario: ridefinire  le relazioni tra i vari soggetti economici, anche molto diversi tra loro. Un progetto che sta scalando l'interesse delle comunità  -  a cominciare da quella sarda  -  e dei media. Il tutto amplificato da una crisi economica che colpisce indistintamente tutto il territorio nazionale, ma che in fondo vede molte difficoltà concentrarsi in aree specifiche del Paese. E tra queste si segnala la Sardegna.

Ecco allora Sardex, un circuito economico e qualcosa di più. "Siamo una fucina sempre attiva, un laboratorio in cui immaginare insieme l'isola di domani, un nuovo modello di cooperazione appositamente pensato per le comunità locali", racconta Carlo Mancosu, trentaquattrenne cagliaritano e uno degli ideatori nel 2009 di Sardex. net, anche se l'intuizione è ascrivibile alla seconda metà del 2007. "E' proprio in quel periodo che avevamo cominciato a guardare con una certa apprensione a ciò che stava accadendo Oltreoceano. Il fatto che la crisi partisse proprio dal sistema finanziario ci ha portato a riflettere sulle inevitabili ricadute di quest'ultima sull'economia reale. Eravamo però consapevoli già da allora che si trattava di una crisi finanziaria e non di una crisi produttiva", ricorda Mancosu, che attualmente nella start up ricopre il ruolo di responsabile della comunicazione.

In fondo Sardex è una moneta complementare e supplementare, capace di affiancarsi a quella tradizionale. "Di fatto ne ha controbilanciato almeno in parte la caduta. Perché si tratta di un circuito in cui le aziende dell'isola, attraverso l'utilizzo di una unità di conto digitale, hanno la possibilità di sostenersi a vicenda, finanziandosi reciprocamente senza interessi". Non un'alternativa pura e semplice, ma un'opportunità in più. I numeri oggi raccontano il coinvolgimento di una comunità: duemila imprese aderenti, trentacinquemila operazioni e oltre ventidue milioni transati negli ultimi dodici mesi in Sardegna. E poi, dettaglio non trascurabile, ben sette circuiti avviati in Italia nell'ultimo anno. Dal 2011 è entrata nella start up  DPixel, con un investimento seed, e in fondo con la consulenza per la definizione di modello scalabile e replicabile. Sardex vive di connessione, di scambio costante, di reti: "Il nostro legame con le nuove tecnologie? Nel mio paese la banda larga è arrivata nel 2009 e nello stesso anno è nata Sardex. Come si può facilmente immaginare non si tratta affatto di una coincidenza".

Cosa rappresenta oggi Sardex ?
"Dal mio punto di vista è prima di tutto un modo nuovo di pensare le relazioni ed i rapporti tra i soggetti economici. Siamo partiti dalla Sardegna e in fondo stiamo  nell'isola. Non solo un circuito economico ma anche un sistema in grado di generare, accanto ai risultati economici, coesione sociale, di ritessere la trama relazionale all'interno delle nostre comunità, rafforzando i legami fiduciari preesistenti e contribuendo a crearne di nuovi".

Da cosa nasce questa intuizione? E come si arriva alla creazione di una vera e propria impresa? 
"Era necessario trovare il modo di introdurre un nuovo strumento econometrico capace di sostenere gli scambi ed al contempo di fornire alle imprese un canale di finanziamento supplementare ed aggiuntivo. Uno strumento che andasse a svolgere, almeno in parte, alcune delle funzioni che, per via della crisi, gli strumenti tradizionali avrebbero faticato a svolgere con efficacia. E così abbiamo fatto".

Da quali modelli siete partiti?
"Certamente ci siamo ispirati alle teorie economiche di Proudhon, Gesell, Polany, Fischer, Kohr e Keynes. E poi alla oramai ottantennale esperienza del circuito svizzero WIR, che conta 65.000 imprese aderenti ed un giro d'affari in WIR di oltre 2 miliardi all'anno".

Che tipo di pubblico intercetta?
"Le comunità in senso lato: imprese, professionisti, lavoratori, associazionismo e terzo settore e molto presto i cittadini".

Gli ingredienti per il successo di un'idea di questo tipo?
"Innanzitutto l'eterogeneità tra le nostre personalità e competenze, una grande determinazione e tenacia. E poi tantissimo studio e duro lavoro. In ultimo, ma non meno importante, il tempismo: spesso infatti non conta arrivare per primi ma arrivare al momento giusto".

Qual è l'elemento 'wow' di questa moneta complementare?
"Sono senza dubbio le imprese, i professionisti e gli operatori del terzo settore che, insieme a noi, partecipano giorno dopo giorno a Sardex. net. Sono loro la piccola rivoluzione silenziosa, la vera anima di Sardex. Senza il loro entusiasmo e la loro voglia di cambiamento il circuito non esisterebbe".

Cosa rappresenta fare oggi in Italia una start up?
"Direi smettere di lamentarsi e fare. Significa provare ad essere artefici del proprio destino. Significa non aspettare di subire il cambiamento ma di divenirne parte attiva".

Cosa vi spinge ad andare avanti?
"La convinzione che quello che stavamo facendo non solo era giusto ma anche necessario, non solo per noi ma anche per le nostre comunità. La certezza che Sardex. net, pur non rappresentando la soluzione alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo, possa comunque rappresentare una parte importante di essa".

Le prossime sfide?
"Puntiamo all'ingresso dei singoli cittadini nella rete, al rafforzamento del network nella penisola con l'apertura di almeno altri cinque circuiti entro il 2014 e all'avvio della sperimentazione con la Pubblica Amministrazione. A questo proposito siamo parte di un progetto finanziato dalla Unione Europea che prevede, oltre alla nostra, l'avvio di altre due sperimentazioni. Una in Catalogna e l'altra a Bristol".

Un consiglio ai giovanissimi che vorrebbero provare a misurarsi su un'esperienza di start up? 
"Il primo suggerimento è provateci. Nella vita gli errori non commessi pesano di più di qualsiasi fallimento. Il secondo è di pensare fuori dalla scatola e di non farsi condizionare. E poi il terzo è di non dimenticare mai che le persone vengono prima di qualsiasi algoritmo".

Perchè il pareggio di bilancio è garanzia di fallimento | Imola Oggi

Fonte: http://www.imolaoggi.it/2014/08/24/perche-il-pareggio-di-bilancio-e-garanzia-di-fallimento/



italia

24 agosto – Il pareggio in bilancio imposto dall’UE è stato inserito in costituzione dal Governo Monti. Molti economisti e giuristi hanno spiegato egregiamente il perché il pareggio in bilancio sia un vero suicidio economico, posto che rappresenta la certificazione dell’impossibilità per una nazione di crescere. Spiegazioni estremamente approfondite sono però spesso indigeste al grande pubblico così consentendo la prosecuzione di politiche economiche prive di senso.
Ci si propone dunque in questa sede di sottoporre all’attenzione dei lettori meno avvezzi a considerazioni economiche un esempio che chiarisca meglio cosa comporti il pareggio in bilancio in un paese privo di sovranità monetaria come è oggi l’Italia.
Immaginiamo di essere cittadini di una nuova nazione ed essere all’anno zero dell’introduzione da parte dello Stato della moneta quale mezzo di scambio di beni o servizi. Questo nuovo Stato decide di stampare la propria moneta e di distribuirla alla gente. Come immetterà questa moneta ai fini del nostro esempio semplificato non rileva (normalmente comunque tale emissione avviene con la spesa pubblica). Nel primo anno la nostra nazione immette in circolazione 10 monete decidendo di non applicare alcuna tassazione. Le 10 monete emesse vengono convenzionalmente indicate quale passività nel bilancio dello Stato e prendono fin dal primo anno il nome di debito pubblico.
Tale politica accomodante prosegue per dieci anni. A questo punto è davvero immediato sapere a quanto ammonterà la base monetaria per i cittadini: sarà pari a 100 monete complessive. Dunque pari a 100 sarà anche il valore del corrispondente debito pubblico.
Il nostro Stato dopo questi primi ottimi dieci anni decide di cedere la sovranità monetaria. Da tale data sarà una Banca privata a stampare la moneta ed a prestarla allo Stato al tasso d’interesse che nel nostro esempio immaginiamo essere del 10%. Ma il nostro Stato non si limita a cedere la proprietà della nuova moneta emessa alla banca ma gli cede anche la proprietà di tutta la moneta già circolante.
Nel primo anno successivo all’introduzione del nuovo sistema lo Stato si troverà costretto a pagare gli interessi alla Banca per tutta la moneta circolante ovvero le famose 100 monete. Con un saggio d’interesse annuo del 10% lo Stato dovrà pagare 10 monete alla Banca a fine anno. Ma lo Stato non può più stampare, dunque come farà a restituire la moneta alla Banca?
Facile! La Banca, bontà sua, accetterà quale corrispettivo del debito mere obbligazioni da parte dello Stato. Ecco dunque che nei successivi 5 anni, continuando le medesime politiche di spesa precedenti (sempre 10 monete), il nostro Stato chiederà in prestito 10 monete l’anno sempre senza tassare. Facile calcolare che al termine dei dieci anni il totale della moneta circolante sarà pari a 150. Il paese sarà sempre più ricco e felice. Ma c’è un problema, nel medesimo lasso di tempo, il debito pubblico non sarà più pari alla moneta circolante ma, a causa degli interessi del 10% annui sulle obbligazioni emesse dallo Stato, sarà ben più alto, ovvero pari alla moneta circolante più gli interessi maturati di anno in anno così arrivando ad un totale di 228,20 a fronte di una base monetaria complessiva di appena 150.
Il tasso d’interesse del 10% è più alto di quello realmente pagato dall’Italia sui titoli di Stato in questi anni (si è arrivati al massimo al 7%) ma il dato che conta evidenziare in questa spiegazione per profani è che se tutta la moneta circolante crea interessi il debito diventa immediatamente maggiore del totale della moneta circolante e diviene pacificamente inestinguibile in moneta (ma in beni reali si! Ricordate le privatizzazioni?), salvo il ritorno alla sovranità monetaria nazionale.
Dall’anno successivo, dunque il sedicesimo della nostra simulazione ipotetica, la banca privata proprietaria della moneta circolante (che la crea dal nulla in base alla richiesta come una volta faceva l’Italia) improvvisamente dice allo Stato che il debito è troppo elevato e che dunque, se vuole che la banca continui a comprare le sue obbligazioni, dovrà almeno mantenere invariato il tetto complessivo del debito. Con un debito complessivo di 228,20 monete lo Stato dovrà ogni anno restituire a titolo di interessi il 10% di predetto importo ovvero ben 22,82 monete l’anno. Lo Stato a questo punto deve recuperare attraverso la leva fiscale 22,82 monete l’anno per avere il pareggio in bilancio. Con una base monetaria complessiva di 150 monete è chiaro che a causa dei soli interessi lo Stato terminerà la moneta in meno di 7 anni. La conseguenza del calo di moneta circolante provocherà una violenta recessione fino al completo arresto del sistema economico nel termine suindicato di sette anni (se avete capito il ragionamento ora vi verrà in mente perché l’UE oggi non vuole più tassare i redditi ma le proprietà! Vuole massimizzare l’efficacia di una politica recessiva).
Ovvio dunque, la matematica non è un’opinione, che una nazione per sopravvivere economicamente ad un sistema di moneta debito non può avere il pareggio in bilancio. Solo per mantenere costante la base monetaria circolante sarà necessario ogni anno incrementare il debito della quota interessi complessivamente dovuta. Conseguentemente per aumentare la base monetaria il debito andrà incrementato costantemente e con una progressione non lineare ma esponenziale.
A questo punto si potrebbe obiettare che la nostra nazione immaginaria è fallita per sua colpa! Non ha tassato per 15 anni, se la sono cercata! Nulla di più falso e la matematica ci può aiutare a capire il perché: se anche fin dall’anno zero la nazione avesse tassato, anche moltissimo, sarebbe comunque fallita non appena persa la sovranità monetaria; avrebbe semplicemente impiegato un numero maggiore di anni.
Dunque cosa fa comprendere tutto questo? L’attuale sistema monetario è una follia logica e giuridica (è un crimine!). La sua funzione reale non può che essere una, quella di obbligare le nazioni ad accettare ogni tipo di riforma richiesta dalla banca proprietaria della moneta che, grazie a detta proprietà, ha assunto il controllo assoluto del sistema.
Questo articolo vuole essere un metodo di divulgazione auspicabilmente alla portata di ogni lettore, senza complicati calcoli o formule economiche. Le domande dunque sono ben accette. Spero solo di non aver guastato la giornata a qualcuno…

sabato 23 agosto 2014

Iraq, ammazzare i bambini è terribile - Il Fatto Quotidiano

Delirio di Jacopo Fo, "anche ammazzare gli adulti non va bene", ma "ammazzare i bambini è terribile", come se nell'orrore più bieco si potesse fare una graduatoria dell'inferno. Quando non si crede alla differenza tra il bene e il male, quando si ignora l'esistenza del maligno, si è già preda del male al punto da incolpare gli uni e non gli altri, al punto da giustificare la reazione dei terroristi, che pure hanno tratto humus fertile nelle invasioni occidentali, al punto da ripetere e credere alle futili giustificazioni del male che la propaganda ci ha propinato - portare la democrazia, oppure a quelle della contro propaganda, "i poveri musulmani è giusto che si vendichino". O da incolpare gli uni contro gli altri, quasi per giustificare l'eziologia del male. Questa è la sorte dell'uomo SENZA DIO, SENZA MALIGNO, SENZA SCELTA, questa è la sorte dell'uomo che relativizza tutto persino i massacri di massa dei feti per poi scandalizzarsi dei massacri di massa di quei feti diventati bambini, questa è la sorte infine dell'uomo senza il Verbo di Cristo che disse, dalla violenza può solo nascere altra violenza, per fermare la violenza bisogna invertire la marcia, tendere l'altra guancia, la frase più problematica del vangelo, che si contrappone alla legge dell'occhio per occhio, dente per dente che ci porterà all'apocalisse.
NForcheri 23/8/2014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/22/iraq-ammazzare-i-bambini-e-terribile/1096199/

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