Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

lunedì 27 luglio 2015

Saba: modesta proposta di interrogazione sulla BCE

Fonte: facebook di Marco Saba http://marcosaba.be

BCE: terrorismo e/oantiterrorismo ?

Proposta d'interrogazione scritta al Parlamento Europeo

- Al presidente della Commissione Europea J.C. Juncker
- Al presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi
 e p.c. Al generale Philip M. Breedlove comandante della SHAPE (Quartier Generale Supremo dei Poteri Alleati in Europa)

Signori presidenti,

premesso che

1) il 7 gennaio 2015 a Parigi è stato assassinato il consigliere generale della Banca di Francia Bernard Maris;
2) i soci (o azionisti) della Banca centrale Greca, che fa parte della BCE, sono tutt'ora anonimi e segreti;
3) la BCE rappresenta un potere privato completamente indipendente dalle altre istituzioni della UE.

All'interno del quadro giurisdizionale attuale (trattati, accordi, leggi, protocolli,etc.) chiedo di sapere - nella (si spera remota)  evenienza che la BCE cada in mano, o sia già caduta in mano, ad interessi ricollegabili al terrorismo internazionale:

- se esistano entità preposte e mezzi o azioni legali idonei per poter in tal caso riprendere subito in mano la situazione e ricondurre  la BCE all'interno di un controllo da parte di istituzioni democratiche europee (ove ve ne siano)

- se già esista un piano antiterrorismo predisposto in tal senso, oppure

- se la Commissione stia studiando contromisure idonee a garantire l'indipendenza della BCE dai piani del terrorismo internazionale, e

- quali misure in particolare siano state già predisposte o allo studio in tal senso, e se sì,

- se siano già stati effettuati test o simulazioni per verificarne l'adeguatezza, infine

- se si intenda stabilire un meccanismo permanente di controllo per verificare regolarmente che sia la BCE che il SEBC –  nonché le altre istituzioni apicali della UE - non siano preda per il futuro di interessi criminali ricollegabili ad un  terrorismo internazionale non autorizzato.

27/7/2015

sabato 25 luglio 2015

Relazione della Bank of England di luglio 2015

Fonte: http://www.bankofengland.co.uk/research/Pages/workingpapers/2015/swp536.aspx

Staff Working Paper No. 536: The impact of liquidity regulation on banks - Ryan N Banerjee and Hitoshi Mio

24 July 2015
We present the first study to estimate the causal effect of liquidity regulation on bank balance sheets. It takes advantage of the heterogeneous implementation of tighter liquidity regulation by the UK Financial Services Authority in 2010. We find that banks adjusted the composition of both assets and liabilities, increasing the share of high-quality liquid assets and non-financial deposits while reducing intra-financial loans and short-term wholesale funding. We do not find evidence that the tightening of liquidity regulation caused banks to shrink their balance sheets, nor reduce the amount of lending to the non-financial sector.

venerdì 24 luglio 2015

Le banche non potevano non sapere. Ecco la prova! CIRCOLARE ABI 3 Aprile 2001 LG/OF/RA/002270

http://www.salvomandara.it/blog/1286/le-banche-non-potevano-non-sapere-ecco-la-prova-circolare-abi-3-aprile-2001-lgofra002270/

LUG 24, 2015 - SCRITTO DA     CATEGORIA : BLOG
 
Che le banche siano delle associazioni per delinquere di stampo mafioso lo sappiamo e lo ripetiamo ad ogni occasione. Ho denunciato Banca Unicredit e sembra che nonostante nessun giornale, radio, televisione, partito o movimento politico abbia dato una mano nella divulgazione, la campagna #denunciaunabanca procede lenta, silenziosa ma inesorabile. Entro fine anno esploderà qualcosa di grosso! Nel frattempo ecco a voi la prova che cercavamo, la pistola fumante! Ecco a voi il documento con cui l’ABI(Associazione Bancaria Italiana) faceva circolare a TUTTE le banche le istruzioni per applicare la legge 108/96 che stabiliva nuove regole per il calcolo dei tassi oltre soglia di usura. È un documento datato aprile 2001. Questo vuol dire che TUTTE le banche che continuano ad applicare la circolare della banca d’Italia, non solo sono fuorilegge (come dimostrato da svariate sentenze della Cassazione) ma mentono sapendo di mentire!
Vi prego di scaricare e caricare su altri siti questo documento. Rendiamolo virale!
In questo video Rossella Fidanza ci spiega in dettaglio il documento.

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giovedì 9 luglio 2015

Villarosa: Bail in? Cliente della banca paga

Bail in: cos’è e cosa comporta per i correntisti, mentre TUTTI TACCIONO.

http://rossellafidanza.altervista.org/2015/06/24/bail-in-cose-e-cosa-comporta-per-i-correntisti-mentre-tutti-tacciono/#more-4969



Bail in.

Alzi la mano chi sa cosa significa e la differenza con il Bail out.

Non vedo mani alzate, perchè nessuno ne parla, e quando qualcuno lo fa, intervengono subito siti costituiti ad hoc per nascondere quello che la Comunità Europea, in accordo con gli Stati Uniti (di cui siamo colonia, se ancora non vi è ben chiaro), stanno portando avanti, al grido di BUFALA.

Ebbene, io ho occhi e mente molto aperta, ed apprezzo moltissimo le mozzarelle di bufala, per tutto il resto quando sento questa parola HO LA CERTEZZA MATEMATICA che sia in realtà pura e semplice verità, che i grandi manovratori di informazioni cercano di sminuire lanciandoci melma addosso.

Cos’è il BAIL IN?

Perchè vedete, mentre l’ebetino si prodiga con stampa e tv compiacenti di regime a partecipare ad interventi a dir poco ridicoli, ottiene il vero obiettivo: distogliere l’attenzione da ciò che la Comunità Europea prima (due anni fa circa) ed il governo di utili idioti ora, stanno portando silenziosamente a termine.

Mentre certi segnali hanno bisogno di studio ed attenzione per essere interpretati correttamente, altri sono talmente chiari che “fare finta di niente” vorrebbe dire ignorarli volutamente e quando si tratta del tuo denaro questo atteggiamento può essere davvero molto pericoloso.

Rinfreschiamoci un attimo la memoria, tanto labile per noi pecoroni italiani.

Avete saputo della notizia che riguardava i 4.2 miliardi di dollari che sono stati rubati dai conti bancari a Cipro?

Rubati, non dai ladri come avviene di solito ma dal Governo di Cipro. Il governo ha preso (non in prestito ma preso veramente) 4.2 miliardi di dollari dai conti correnti bancari di persone comuni come me e Te per curare “lo storpio sistema bancario”. I media occidentali hanno deciso volutamente di oscurare questa notizia ed è per questo che tu non ne sei venuto a conoscenza. Quello che viene spontaneo chiedersi è: come mai i media non hanno voluto divulgare la notizia?

Un bail out si verifica quando un governo decide di intervenire con i propri soldi per salvare il sistema bancario.

Questo succede per esempio con il famoso QE (quantitative easing) quando le banche immettono nuova liquidità comprando titoli tossici con denaro stampato ex-novo.

In Italia fino ad ora è sempre stato così, anche se in realtà i soldi sono fittizzi, ma qui si entra in ben altri discorsi. Però esiste un fondo di garanzia statale per i correntisti laddove la banca dichiari default. Ebbene, questo fondo sparirà con il BAIL IN.

Un BAIL IN accade invece quando all’insaputa persone come me e come te che possiedono un conto bancario pagano per tenere in piedi il sistema bancario. Questo è esattamente quello che è accaduto a Cipro. Denaro per 4.2 miliardi di dollari è stato prelevato dai conti correnti dei risparmiatori. E come mai questo evento non è stato “pubblicizzato” dai media …?

Il ministro delle Finanze Olandese ha dichiarato che il “bail in” diventerà una cosa normale man mano che andiamo avanti negli anni: Questo commento ha causato il panico! I mercati azionari Europei e Statunitensi hanno reagito molto bruscamente a questo commento. Successivamente il ministro è tornato sui suoi passi e ha ritrattato la sua dichiarazione.

La definizione di bail in data pubblicamente è la necessità per le banche di trattenere riserve addizionali (questo significa i soldi del tuo conto corrente) allo scopo di essere in grado di fronteggiare le emergenze. Ma secondo Jim Sinclair, drago del trading in commodities, nel 2012 la FDIC e la Banca di Inghilterra hanno rilasciato un documento in cui si dichiarava che i “creditori chirografari” della banca si devono assumere la responsabilità di possibili bancarotte. E si prosegue dicendo che un accordo firmato tra le banche stabiliva che i “creditori chirografari” sono quelli che depositano soldi, cioè persone comuni come me e come Te.

In tema di trasparenza nei rapporti bancari posso affermare senza timore di essere contraddetta la sua TOTALE ASSENZA che si manifesta attraverso tre modalità: carenza di informazione (si tace riguardo alcuni aspetti riguardanti contratti, accordi, caratteristiche di prodotti, eccetera), utilizzo di ‘banchese’ (linguaggio criptico e complesso per non far capire), comunicazione fuorviante (si affrontano solo taluni aspetti dei prodotti bancari inducendo in inganno il cliente).

Avremo tutte le informaizoni per il bail in?  In quali tempi?

CREDITORI CHIAMATI A SALVARE LE BANCHE.

Nella crisi ormai pluriennale che attanaglia l’area euro i primi interventi sono stati all’insegna del bail out, con la Ue corsa al capezzale della Grecia. Con l’aggravarsi della crisi di Atene però alcuni Paesi hanno iniziato a ventilare l’idea di coinvolgere i cittadini nei salvataggi per non far ricadere l’intero costo sulle spalle dei contribuenti dei Paesi creditori (in primis la Germania).

In Grecia, per esempio, è stato operato un pesante taglio al valore dei titoli di Stato mentre con la tassa sui depositi a Cipro è stato compiuto un salto di qualità nella strategia del bail in.

In altri e più semplici termini, in caso di crisi sono gli stessi investitori a dover sopportare i costi del salvataggio della banca, e investitori, sia pure in misura diversa, sono non soltanto i soci, ma anche i creditori (cioè i clienti che depositano i loro risparmi in banca), che si vedranno sostituiti ai soci.

LA RIFORMA RESTA SOTTO SILENZIO.

Ma i cittadini italiani hanno il diritto di conoscere quali sono le decisioni prese in sede europea? Soprattutto quelle decisioni che rischiano di costare loro parecchi soldi?

Il fatto più rilevante in termini di comunicazione è che la notizia risale ormai a oltre due anni fa, quando venne varata la norma dopo il salvataggio di Cipro.

Ma fino a pochi giorni fa, in Italia nessuno ne ha parlato.

A sollevare la polvere nascosta ci ha pensato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia.

La norma stabilita da Bruxelles prevede che, in caso di fallimento di una banca, siano in prima battuta i clienti della stessa a pagare per salvarla. Lo Stato entrerà in gioco solo in un secondo momento.

Il che vuol dire una cosa sola: i nostri conti correnti non sono più garantiti, o almeno non lo sono sopra una certa soglia. E quale sarebbe questa soglia? Lo vogliamo dire ai clienti?

Lo stesso numero uno di Bankitalia ha detto che chiunque decide di versare i propri soldi in banca ha il diritto di conoscere come stanno le cose. Le parole di Ignazio Visco sono chiarissime: «Le banche dovranno adottare un approccio nei confronti della clientela coerente con il cambiamento fondamentale apportato dalle nuove regole, che non consentono d’ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio significativo da parte dei suoi creditori».

«Sacrificio significativo» significa soldi, molti soldi a cui rinunciare per salvare un istituto bancario dal default.

A confermare la notizia, anche un tweet pubblicato dall’ufficio stampa della Banca d’Italia:«I clienti andranno pienamente informati del fatto che potrebbero dover contribuire al risanamento di una banca». E le ulteriori parole del governatore che al Senato ha affermato: «Sarebbe stato essenziale che il recepimento delle direttive fosse stato effettuato per tempo. Purtroppo i tempi lunghi ostacolano l’impegno e la partecipazione attiva del nostro Paese al processo di integrazione finanziaria».

Come ha detto Sinclair in un intervista recente fatta da King World News “il fatto che questa notizia non è stata menzionata dai media più comuni mi fa capire che quello che è successo a Cipro e quello che forse succederà presto nel resto del mondo può disturbare l’Ordine Sociale. Il controllo delle notizie  è stato sempre adottato su tutto ciò che si pensa “la massa” fa fatica ad accettare. Il fatto che la notizia è stata completamente “sotterrata” fa pensare chiaramente che il metodo del bail in sarà il metodo che sarà normalmente usato dalle banche nel prossimo futuro per fronteggiare le bancarotte.

SOGLIA FISSATA A 100 MILA EURO.

Insomma dobbiamo recepire la direttiva sul bail in e dobbiamo farlo pure in fretta.

Ma in cosa consiste questo meccanismo e cosa comporta per i clienti delle banche?

In sostanza, il deficit di patrimonio rispetto a quello necessario perché la banca possa continuare ad operare (la cosiddetta soglia minima di patrimonio) viene “trovato” non all’esterno, ma presso gli stessi finanziatori, che vedono i loro crediti convertiti (secondo una sequenza prestabilita, e con esclusione dei depositanti garantiti e pochi altri creditori) in capitale, fino al livello necessario a ristabilire la soglia minima.

Per effetto della conversione, i “vecchi” soci sono diluiti o esclusi dalla società.

Contemporaneamente, la banca viene ristrutturata dal punto di vista operativo ed è capace di reperire liquidità grazie all’avvenuto rafforzamento patrimoniale.

Scendendo nel dettaglio, se una banca rischia il default, i primi a dover sborsare il proprio denaro saranno gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti meno assicurati (le obbligazioni subordinate verranno coinvolte nel pagamento) e dai depositi bancari superiori ai 100 mila euro. La direttiva, dunque, garantisce solo i depositi inferiori a tale soglia. (ma nella versione di Bruxelles esiste una legge delega che prevede che in caso di gravità eccessiva si possa abbassare la soglia)

PRIMI BAIL IN ALL’ORIZZONTE?

Non dovranno invece partecipare al bail in i possessori di obbligazioni garantite (le ordinarie sono escluse), pensioni e salari dei dipendenti.

Ogni Stato membro avrà infine la facoltà di decidere l’esclusione di altre categorie.

Parlando di percentuali: nel caso in cui una banca rischi il fallimento, lo Stato interverrà per salvarla solo dopo che azionisti e creditori avranno pagato l’8% delle passività totali dell’istituto.

Lo scopo della norma, è quello di evitare che a pagare siano tutti i contribuenti. In realtà, però, a rimetterci sarà chi deposita i propri soldi.

Questo è il bail in, questo è quello che è stato deciso senza che nessuno ai vertici delle banche si preoccupasse di informare i cittadini italiani.

Ma soprattutto mentre, sempre negli ultimi due anni, si è continuato a sostenere qualche aumento di capitale (fatto sottoscrivere a cittadini ignari) di banche italiane che forse saranno le prime a far ricorso al bail in

La domanda è questa: se persone come Te e come me hanno il sospetto che il loro denaro non sia affatto al sicuro in banca, cosa può succedere?

I media si impegnano in tutti i modi per far si che “l’Ordine Sociale” non sia disturbato.

Ti raccomando di riflettere su tutto quello che ho scritto in questo articolo perchè ti riguarda molto da vicino.

Come si dice: uomo avvertito, mezzo salvato!

mercoledì 8 luglio 2015

« Le franc CFA freine le développement de l’Afrique »

http://www.lemonde.fr/afrique/article/2015/07/08/le-franc-cfa-freine-le-developpement-de-l-afrique_4675137_3212.html#

Coupures de 10 000 francs CFA  (15 euros).
Invité des 3es Rencontres économiques d’Aix-en-Provence, tenues du 3 au 5 juillet, l’économiste Kako Nubukpo, ancien ministre togolais de la prospective, revient sur l’urgence de revoir l’arrimage à l’euro du franc CFA (Communauté financière africaine), la monnaie des pays de l’Afrique de l’Ouest et de l’Afrique centrale. Seize pays dont la Côte d’Ivoire, le Sénégal, le Cameroun, le Togo et le Gabon utilisent cette monnaie créée en 1945. Le franc CFA a une parité fixe avec l’euro et les pays de la zone franc ont l’obligation de déposer 50 % de leurs réserves de change auprès du Trésor public français. Selon un rapport de la zone franc, la BEAC (Banque des Etats de l’Afrique centrale) et la BCEAO (Banque centrale des Etats de l’Afrique de l’Ouest), les deux banques centrales de la zone franc, disposaient en 2005 de plus de 3 600 milliards de francs CFA (environ 72 milliards d’euros) auprès du Trésor français. Pour Kako Nubukpo, rien n’empêche les pays concernés d’en faire usage pour accompagner leur croissance.
Le franc CFA est-il un frein au développement des pays africains qui l’utilisent ?
La monnaie doit être au service de la croissance et du développement. Pour cela, il faut des crédits. Or le ratio crédit à l’économie sur PIB dans les pays de la zone franc est de 23 % quand il est de plus de 100 % dans la zone euro. [Si bien qu’il] est quasiment impossible pour nos pays de rattraper les économies émergentes si le franc CFA reste arrimé à l’euro. Ne faut-il pas envisager des régimes de change alternatifs un peu plus flexibles pour financer l’émergence ?
Si cet arrimage était une garantie de stabilité monétaire dans la zone franc et qu’en contrepartie, ces pays avaient des taux de croissance relativement faibles, on pourrait considérer que l’arbitrage fait à la création du franc CFA en 1945, confirmé à la création de l’euro en 1999, a son sens. Mais on voit bien avec le cas de la Grèce qu’une économie faible qui a une monnaie forte engendre des ajustements très difficiles à soutenir. Comment pouvons-nous avoir un discours crédible sur l’émergence si nous ne touchons pas aux outils dont nous disposons ? Il faut revoir l’arrimage fixe du franc CFA à l’euro, si nous voulons développer nos économies.
Quelle est votre solution, sortir de la zone franc ?
Nous pouvons au moins procéder par étapes. Il faut remettre sur la table les objectifs des deux banques centrales d’Afrique de l’Ouest et d’Afrique centrale ainsi que leur capacité à financer la croissance économique et évaluer la qualité de leur gestion monétaire. Qu’est-ce qui empêche d’ouvrir ce débat ? La seconde étape consisterait à modifier le régime de change pour aller vers un régime plus flexible avec, par exemple, un arrimage du CFA à un panier de devises. Cela va supposer de revoir le dispositif institutionnel. Aujourd’hui, le franc CFA via son rattachement à l’euro est beaucoup plus déterminé par les événements au sein de la zone euro que par la conjoncture au sein de la zone franc. C’est une hérésie !
Mais les 16 pays de la zone franc ont-ils la capacité d’avoir une monnaie unique autre que le CFA ?
« Le franc CFA via son rattachement à l’euro est beaucoup plus déterminé par les événements au sein de la zone euro que par la conjoncture au sein de la zone franc. »
Il n’est même pas nécessaire d’aller jusque-là. Ce qu’il faut, c’est que les dirigeants africains fassent preuve de responsabilité et ouvrent le débat sur la gestion monétaire. C’est un exercice démocratique auquel nous devons tous participer. Les gouverneurs de nos banques centrales doivent expliquer les fondements de leur politique monétaire, comme le font tous les gouverneurs de banques centrales. Je n’ai jamais entendu le gouverneur de la BCEAO ou de la BEAC s’exprimer devant un parlement quelconque. Dans l’absolu, ce n’est pas impossible d’avoir une monnaie qui nous soit propre, puisqu’il s’agit d’un élément de la souveraineté nationale. Les autres pays africains ont leur propre monnaie, cela ne pose aucun problème.
Pourquoi ce débat sur le franc CFA et sa parité fixe à l’euro est tabou ?
« On ne peut pas en même temps revendiquer notre indépendance et attendre que ce soit l’ancien colonisateur qui nous donne l’autorisation d’agir. »
Les termes du débat sont parfois mal posés. Certains en parlent en termes de panafricanisme ou de revendication identitaire. C’est une approche contre-productive. Nous devons d’abord définir le modèle de société que nous voulons construire. Cela permettrait de dépassionner le sujet. A quoi cela rime-t-il de bomber le torse en prétendant avoir une nouvelle monnaie que nous serons incapables de gérer ? Tout n’est pas mauvais dans la situation actuelle : la centralisation des réserves de change, par exemple, est une forme de solidarité entre les Etats qu’il est important de préserver.
La question de la souveraineté qui sous-tend ce débat est plus que légitime. Car, il est inconcevable que 55 ans après les indépendances, les pays de la zone franc continuent d’avoir une monnaie physiquement fabriquée en France, d’avoir leurs réserves de change déposées auprès du Trésor public français. Mais il ne faut pas penser que la monnaie est l’alpha et l’oméga du processus de développement et de croissance de l’Afrique. Il y a des questions liées à la gouvernance et à la démocratie, à la productivité et à la compétitivité que nos pays doivent résoudre.
La France a-t-elle intérêt à faciliter l’ouverture de ce débat ?
Mais la France a officiellement ouvert le débat, si l’on s’en tient aux déclarations de François Hollande, en octobre 2012, à Dakar, où il encourageait les gouverneurs de nos banques centrales à utiliser de façon plus active les réserves de change dont les Etats de la zone franc disposent auprès du Trésor public français. Peut-on demander plus ? On ne peut pas en même temps revendiquer notre indépendance et attendre que ce soit l’ancien colonisateur qui nous donne l’autorisation d’agir. C’est à nous de demander à utiliser de ce qui nous revient. C’est seulement s’il y a blocage que nous pourrions faire un procès d’intention à la France.
Pourquoi, selon vous, les pays de la zone franc n’utilisent pas les quelque 3 600 milliards de francs CFA (rapport de 2005) dont ils disposent auprès du Trésor public à Paris ?
C’est ce que j’appelle la servitude volontaire. Personne n’interdit à nos pays d’utiliser le volet excédentaire des réserves de change pour financer la croissance. L’accord signé avec la France en 1945, dans le cadre du fonctionnement du compte d’opérations avec le Trésor, était qu’elle couvre l’émission monétaire des pays de la zone franc à hauteur de 20 %. Aujourd’hui, nous la couvrons quasiment à 100 %. Cela veut dire que nous n’avons plus besoin de l’« assureur » qu’est la France pour avoir la fixité entre le CFA et l’euro. Les dirigeants africains doivent prendre leurs responsabilités. C’est à nous d’assumer notre destin, ce n’est pas à la France de le faire pour nous.

Archivio: Exit Strategy per la Grecia. Forcheri/Saba. MARZO 2010

Ripropongo un articolo di marzo 2010 in cui Saba e Forcheri avevano già detto tutto quello che c'è da dire del caso Grecia. La soluzione che propugnavamo era mutatis mutandis quella di Varoufakis.
NF


Di fronte ai ripetuti tentativi di "abolitio memoria", vale la pena di estrarre il succo di quell'articolo [articolo sotto], repetita juvant, anche perché foriero di buone notizie.

Saba sfata la credenza che sia giuridicamente impossibile uscire dall'euro e dall'UE: niente di più falso, tale clausola di fuoriuscita è contemplata nel Trattato di Lisbona, - con grande rammarico della BCE - basta prevedere un preavviso di due anni (articolo 50 del Trattato).

E questa è la prima buona notizia: nessun ménage o nessuna unione che dir si voglia, converrete anche voi, può resistere a lungo se risentita come una costrizione senza via di uscita, e lesiva di quella autodeterminazione dei popoli e di quelle libertà di cui l'UE si ammanta, e sottoscrive tanto a parole.

Seconda buona notizia: la fuoriscuta dall'UE comporterebbe la restituzione della sovranità monetaria e di tutte le riserve cedute alla BCE.

Ma la terza vera buona notizia illustrata nell'articolo è che non è assolutamente necessario arrivare al punto di "rottura" con l'euro e l'UE, perché esiste la possibilità concreta di

emettere degli strumenti finanziari (zero-coupon perpetual puttable security) senza chiamarli propriamente “banconote” o “moneta”, ma con gli stessi effetti all’atto pratico" o "biglietti di stato a corso legale”.


Una circolazione interna che affianchi quella dell'euro, descritta come possibilità legale da nientemeno che il consigliere dei Rotschilds (Julian D. A. Wiseman, consulente del banchiere Rohatyn, direttore di una società svizzera dei Rotschilds www.jdawiseman.com ).

L'Italia ha la paternità di questo tipo di strumento - quarta buona notizia - come atto di autonomia costruttiva nei confronti dell'impero:

"L’iniziativa prima assoluta – a livello europeo – avvenne nel 1240 quando il Comune di Milano, a corto di moneta dì argento, emise cartamoneta a corso libero, diventando ben presto la capitale della Lombardia" (http://marcosaba.wordpress.com/2009/06/06/la-cartamoneta-di-milano-anno-domini-1240/).


Pertanto l'Italia ha i mezzi e le conoscenze, per mostrare la via.

Basta che rispolveri vecchie ricette accantonate in cantina e che ripulisca il cortile dietro a casa dai vari parassiti che succhiano la linfa vitale di questo piccolo grande paese da secoli immemori.

(estratto da un articolo di N. Forcheri del 7 marzo 2010)

Dall'archivio, 4 marzo 2010, di Marco Saba :
Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/03/la-grecia-demonetizzata-rilegga.html

La Grecia demon(et)izzata rilegga Aristotele, Isocrate (e me)

Cerchiamo di fare il punto sull’attuale situazione economico-finanziaria. All’ordine del giorno c’è la crisi greca e le quattro ipotesi di svolgimento elaborate da economisti ortodossi, secondo quanto apprendiamo dal recente articolo di Ruggero Paladini [1]:

a) se la sbrighi la Grecia, e se non ci riesce e va in default non è un problema; cosa sono 300 miliardi di euro?

b) la Grecia deve rivolgersi al FMI che serve proprio in casi del genere, ed ha una grande esperienza;

c) bisogna permettere una fuoriuscita – magari temporanea – dall’euro che permetta una svalutazione (competitiva) e quindi un nuovo ingresso;

d) deve intervenire l’Europa, o meglio i paesi dell’euro, per sostenere politicamente e finanziariamente la Grecia; molti aggiungono che si pone poi un problema di politica economica e un salto di qualità dell’Unione Europea.

Qui ci interessa il commento offerto da Paladini alla ipotesi (c): “La terza ipotesi è quella più creativa, ma ha due problemi: il primo è che sembra che i trattati esistenti non la permettano; il secondo è che un eventuale successo dell’operazione sarebbe fatale per l’euro. Supponiamo infatti che la Grecia svalutando rilanci le esportazioni, l’economia e risani il bilancio; perché gli altri paesi porcelli non dovrebbero voler fare lo stesso?” Alla prima obiezione occorre chiarire che proprio il Trattato di Lisbona, come lamenta la Banca Centrale Europea, prevede esplicitamente una clausola di fuoriuscita dalla UE, una “exit clause”, che sostanzialmente richiede un preavviso di due anni per l’uscita da parte del paese fuoriuscente. Si tratta dell’articolo 50 del Trattato [2] . Nell’articolo poi si dice che lo stato fuoriuscente potrà anche rientrare nell’Unione in futuro seguendo le indicazioni dell’art. 49.

Quello che lamenta la Banca Centrale Europea è che l’uscita andrebbe concertata col Consiglio d’Europa durante quei due anni di preavviso, ma nel caso non lo fosse non sono previste specifiche sanzioni. Inoltre, la BCE ci informa che, nel caso un paese uscisse anche dall’Unione Monetaria, la sovranità monetaria verrebbe restituita alla banca centrale del paese fuoriuscente, oltre alle riserve valutarie ed al capitale che quest’ultima aveva ceduto alla BCE [3].

Il secondo punto che l’autore dell’articolo solleva è abbastanza ridicolo, mi ricorda un maestro elementare che mi diceva: “Che succederebbe se tutti facessero come te?” Ed io: “Sarei proprio scemo a non fare come loro, no?” E’ ridicolo dire che questa possibilità non viene presa in considerazione perché – pur beneficiando potenzialmente la Grecia – verrebbe anche imitata da altri. E allora?

In sostanza, tuttavia, esiste almeno un’altra possibilità meno “eclatante”, un quinto scenario che è opportuno illustrare: si tratta della possibilità di emettere una moneta nazionale a circolazione interna, senza uscire dall’Euro o dalla UE. Questa operazione, descritta da tempo da J.Wiseman [4], consiste nell’emettere degli strumenti finanziari (zero-coupon perpetual puttable security) senza chiamarli propriamente “banconote” o “moneta”, ma con gli stessi effetti all’atto pratico. Non è una cosa particolarmente nuova. In passato, prima della seconda guerra mondiale, l’Italia fece ampio ricorso a questi “biglietti di stato a corso legale” per l’emissione delle proprie banconote. L’iniziativa prima assoluta – a livello europeo – avvenne nel 1240 quando il Comune di Milano, a corto di moneta dì argento, emise cartamoneta a corso libero, diventando ben presto la capitale della Lombardia [5].

In questo modo, facendo pesare sulla popolazione il solo costo del signoraggio (che potrebbe permettere di eliminare tutte le altre tasse), non aggravato da interessi come avviene invece con l’emissione dei titoli di debito pubblico, concertata lingua-in-bocca coi banchieri privati, allora sì che si potrebbe risollevare l’economia di qualsiasi paese dell’area Euro. In particolare, proprio i cosiddetti paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia Grecia e Spagna), adottando di concerto e tutti assieme la soluzione proposta per la Grecia, potrebbero dare inizio ad un “mercato del mediterraneo” [6] collegandosi anche col nord Africa.

La Grecia è la patria di Aristotele, che più di 2300 anni fa nelle sue opere definiva la moneta strumento di giustizia distributiva, nel senso che per il suo tramite si riescono a quantificare prestazioni e servizi altrimenti non quantificabili (Etica) e uno strumento atto a facilitare gli scambi, soprattutto a distanza (Politica). La Grecia è anche la patria di Isocrate, che 2400 anni fa – nel suo Trapezitico – ci ricorda quanto fosse difficile portare i banchieri in Tribunale… Viene da chiedersi a che livello di corruzione è scesa oggi l’élite della Grecia per non essere più nemmeno in grado di capire ed affermare il suo sacro diritto alla sovranità monetaria.

La morale è sempre la stessa: ai popoli non vengono prospettate effettivamente TUTTE le alternative concrete praticamente realizzabili, ma solo quelle “interessate” tra le quali essi vengono costretti a scegliere… E se i giornalisti e gli economisti non sono tutti collusi in questa gigante opera di disinformazione, ma sono semplicemente inadatti e impreparati a svolgere decentemente il proprio mestiere, che si facciano umilmente da parte, recuperando dignità per tutti.

Note:

1] Ruggero Paladini, “I greci, i porcelli e il tamburo di latta”, Eguaglianza & Libertà, 23/02/2010
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1221

2] Ecco il testo dell’articolo del Trattato di Lisbona, stranamente ignorato dagli “attivisti”:
CONSOLIDATED VERSION OF THE TREATY ON EUROPEAN UNION
Article 50
1. Any Member State may decide to withdraw from the Union in accordance with its own constitutional requirements.
2. A Member State which decides to withdraw shall notify the European Council of its intention. In the light of the guidelines provided by the European Council, the Union shall negotiate and conclude an agreement with that State, setting out the arrangements for its withdrawal, taking account of the framework for its future relationship with the Union. That agreement shall be negotiated in accordance with Article 218(3) of the Treaty on the Functioning of the European Union. It shall be concluded by the Council, acting by a qualified majority, after obtaining the consent of the European Parliament.
3. The Treaties shall cease to apply to the State in question from the date of entry into force of the withdrawal agreement or, failing that, two years after the notification referred to in paragraph 2, unless the European Council, in agreement with the Member State concerned, unanimously decides to extend this period.
4. For the purposes of paragraphs 2 and 3, the member of the European Council or of the Council representing the withdrawing Member State shall not participate in the discussions of the European Council or Council or in decisions concerning it.
A qualified majority shall be defined in accordance with Article 238(3)(b) of the Treaty on the Functioning of the European Union.
5. If a State which has withdrawn from the Union asks to rejoin, its request shall be subject to the procedure referred to in Article 49.

3] “…withdrawal from EMU would entail: (i) creating a new currency or re-establishing the old currency of the withdrawing Member State; (ii) refunding the departing national central bank’s (NCB) contribution to the European Central Bank’s (ECB) capital, and reimbursing its foreign reserve assets transferred to the Eurosystem; and (iii) transferring full monetary sovereignty back to the seceding NCB…” – da: “Withdrawal and expulsion from the EU and EMU: some reflections”, ECB, 2009:
http://www.ecb.int/pub/pdf/scplps/ecblwp10.pdf

4] Vedi:
Come emettere una moneta nazionale italiana senza violare il Trattato di Maastricht
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/come-emettere-una-moneta-nazionale.html
e anche:
Il progetto CENTROBANCA: le Neolire (ITN)
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/come-emettere-una-moneta-nazionale_26.html

5] Ne parlo in un capitolo del mio Moneta Nostra:
http://studimonetari.org/monetanostra.pdf

6] Già nel marzo 2006, Galloni affermava: “Occorrerebbe proporre una ridiscussione dei parametri di stabilità, cercando di spuntare condizioni di maggiore sostenibilità per la nostra economia. Io proporrei inoltre lo sviluppo di un “Mercato Mediterraneo”, un’area di scambio che abbracci i paesi del Sud Europa e dell’Africa settentrionale, un patto questo che potrebbe sostenere e garantire l’Italia. All’uscita dall’euro potremmo anche ignorare le agenzie di rating, se esistesse un progetto di sviluppo valido. ”
http://www.tradizione.biz/politica/signoraggio/intervista-a-nino-galloni.html

lunedì 6 luglio 2015

Giocare su tutti i fronti

Nell'ambito della vicenda greca, praticamente i fondi avvoltoi delle dealer hanno come al solito puntato su tutte le parti e tutti gli scenari:
. se avesse vinto il si o il no, il quesito era solo sul contenuto della proposta della troika non sul fatto se sia giusto o meno in assoluto che si debba sottostare o meno ad essa, quindi già il referendum era diluito;
. in caso di vittoria del si, tutto a posto, i creditori potevano dormire sonni tranquilli potendo continuare a spremere la Grecia;
. in  caso di vittoria del no, come è avvenuto, hanno già fatto "licenziare" la proposta più pericolosa per loro, quella di una moneta parallela, rappresentanta dal ministro Varoufakis dimessosi in maniera non "ortodossa";
- nel caso più "estremo" del Grexit, hanno già cominciato a stampare dracme a Londra (chi? le solite banche dealer o le dealer con la BoE?) in modo che la Grecia pensando di ritrovare la sovranità in realtà cadrebbe solo dalla padella alla brace poiché si ritroverebbe con una dracma non sua, privata, usurata, per di più svalutata rispetto all'euro, e sempre stampata e prestata dai soliti avvoltoi...
Questo fanno da sempre: puntano su tutte le parti in modo da non perdere mai.

NForcheri

EURO: perché gli oligarchi ne temono l'uscita

Fonte: http://seigneuriage.blogspot.it/2015/07/euro-perche-gli-oligarchi-ne-temono.html


di Marco Saba, IASSEM, 4 luglio 2015

Esiste un motivo molto concreto per cui gli oligarchi temono l'uscita simultanea dall'euro di tutti i paesi che lo stanno adottando: i tesoretti off-shore chi li converte ?

Andiamo per ordine. Se dall'euro esce un solo paese, ad esempio la Grecia, chi detiene tesoretti off-shore in euro può sempre spenderli nei paesi europei che ancora adottano l'euro. Ma se escono tutti i paesi, gli euro off-shore rischiano di non essere più convertibili...in niente !

Questo è il vero incubo. Infatti, mentre per l'euro cartaceo e metallico è sempre possibile risalire ai paesi originari di provenienza, che sono indicati sulle monete stesse, la stessa cosa non si puà dire per gli euro virtuali, o elettronici che dir si voglia, a causa del segreto bancario e del fatto che non esiste un catasto ufficiale delle banche che li hanno emessi.

Infatti, come abbiamo dimostrato negli interventi nelle assemblee degli azionisti delle banche nel 2014-2015, supportati anche dai documenti pubblicati dalla Banca d'Inghilterra, la creazione di euo elettronici non viene contabilizzata dalle banche commerciali d'emissione. E quindi è impossibile, una volta immessi nei circuiti telematici interbancari, risalire all'origine nazionale di tali euro.

Una banca centrale del paese X può sempre decidere di convertire automaticamente tutti i conti in euro dei residenti accesi presso le banche commerciali del suo paese in conti corrispondenti nella nuova valuta nazionale emessa, ma non avrebbe alcun interesse a convertire gli euro depositati su conti in altri paesi nella propria moneta nazionale poiché perderebbe la relativa quota di signoraggio.

Tutti questi euro creati extracontabilmente e finiti in depositi al di fuori dei paesi che adottano l'euro, presumibilmente in conti di oligarchi o comunque del famoso 1% "più fortunato" della popolazione, diventerebbero imediatamente denaro scottante non più spendibile e che nessuno avrebbe più interesse a convertire. Infatti, la Banca Centrale Europea, l'unico ente che potrebbe essere costretto legalmente a convertirli, non possiede assolutamente beni sufficienti a garantirne la conversione (oro o riserve valutarie estere). A Draghi non rimarrebbe che pregare la Madonna dei Debitori prima che lo vadano a cercare... Grazie alla miopìa colossale della Commissione Europea, la BCE è nata insolvente e morirà insolvente.

Il risultato netto sarebbe che tutti questi ricchi di contrabbando diventerebbero improvvisamente dei poveracci disperati con in mano una moneta senza più corso, mentre tutti i popoli diventerebbero più ricchi poiché a causa dell'improvvisa scomparsa dalla circolazione di tutta questa massa di denaro, i loro Stati potrebbero emettere direttamente enormi quantità di nuova moneta nazionale senza paura d'inflazione.

Si avvererà dunque davvero il detto che "gli ultimi saranno i primi" con grande soddisfazione di Papa Francesco ? Chissà... Il tempo, che oggi non è molto galantuomo con gli oligarchi, forse ce lo dirà.
Marco Saba 5 luglio 2015

Dove sta andando l'Europa?seconda serata

giovedì 2 luglio 2015

N. Lilin: "L'Italia esca ora dalla Nato e dia sei mesi agli americani occupanti per lasciare il paese"

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=12210

N. Lilin: L'Italia esca ora dalla Nato e dia sei mesi agli americani occupanti per lasciare il paese
 

"Il secondo passo: revocare le sanzioni alla Russia per poi diventare con un gasdotto esclusivi distributori del gas russo in Europa"


In un'intervista rilasciata oggi al blog di Grillo, lo scrittore di origine russe Nicolai Lilin ha ricordato come sulla crisi in Ucraina “tutto è stato manipolato dai media e ce l'hanno presentata come una rivoluzione del popolo ucraino, ma non è stato così. Il popolo ucraino è quasi sempre stato governato da presidenti fantocci e l'attuale, Poroschenko, sostenuto dall'UE, ne è la massima espressione. Il suo è un governo terrorista”.

E, prosegue Lilin, in una fase in cui per seguire la folle strategia di politica estera americana per interessi economici e geopolitici statunitensi, l'Ue sta filtrando con scenari di terza guerra mondiale, l'Italia deve uscire dalla Nato immediatamente “e dare un tempo di sei mesi agli americani affinché lascino la nostra terra. Dopo di che bisogna ridurre il personale dell'ambasciata Usa, chiedere un cambio della loro rappresentanza diplomatica in Italia perché in gran parte oramai sono occupanti, e come tali si comportano. Il secondo passo è revocare immediatamente tutte le sanzioni nei confronti della Russia, quindi inviare dei nostri rappresentanti a Mosca e stringere un accordo per la realizzazione di un nuovo gasdotto che porti il gas direttamente in Italia e diventare noi esclusivi distributori del gas russo in Europa”. Ma, conclude Lilin, un'ondata di ottimismo per il futuro delle relazioni internazionali esiste e si chiama Brics.
 
Blog - Ci stai dicendo che gli Usa ci trattano come un giocattolino? Cioè, stanno facendo di tutto per tenere l'UE lontano dalla Russia e prendersi il mercato globale?
 
Nicolai Lilin - Sicuramente, gli Stati Uniti hanno interrotto i naturali sviluppi geopolitici che si erano registrati negli ultimi anni, vale a dire l'aumento di export del gas russo in Europa e un forte avvicinamento dell'UE al continente asiatico. L'Eurasia esiste, non è un mito, non va sottovalutata. Oggi c'è la Cina, l'India e Paesi in via di sviluppo che non sono in alcun modo iscrivibili alla categoria di terzo mondo. I tempi di colonizzazione sono finiti, bisogna affacciarsi a una integrazione totale nel continente euroasiatico, bisogna creare un unico spazio commerciale e un'unica moneta.
 
Blog - Quindi aprire un processo di de-dollarizzazione e realizzare insieme un blocco speculare a quello Occidentale?
 
Nicolai Lilin - Assolutamente, è questo il futuro.
 
Blog - Il BRICS può essere una soluzione?
 
Nicolai Lilin - E' un'alternativa perfetta, già sostenuta da diversi analisti internazionali. Questo sistema sta crescendo e continuerà a crescere, perché i Paesi che sono stati sfruttati per anni è normale che oggi si coalizzino al fine di creare un proprio sistema economico che rispetti i propri valori. Perché mai l'Italia oggi invece deve rispettare solo i valori americani? Io da italiano mi chiedo perché dobbiamo mantenere le basi americane sul nostro territorio, mi chiedo perché dobbiamo continuare ad essere zerbino degli Usa solo perché 70 anni fa ci hanno liberato. D'accordo la riconoscenza, ma anche il concetto di “liberazione” ha i suoi limiti, se qualcuno mi vuole liberare con la scusa di schiavizzarmi per il secolo successivo è inaccettabile. In questo caso, dove sarebbe la libertà, dove sarebbe la liberazione? Oggi dobbiamo rivalutare queste particolarità storiche, ed è più facile farlo perché non c'è più l'Unione Sovietica e l'ombra del comunismo che incombe, anche se i media occidentali stanno proseguono nell'alimentare e ri-generare questa ombra. Gli fa gioco, vogliono convincere il mondo che Putin sia un comunista, ma non è così.

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