Cosenostreacasanostra

Il Blog di Nicoletta Forcheri "Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda"
Horacio Verbitzky

martedì 25 novembre 2014

Rendita monetaria e democrazia: Mps, la Consob multa Kpmg: "Violati i principi di revisione contabile"

B. Mps, la Consob multa Kpmg (450 mila euro). "Violati i principi di revisione contabile" http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201411211143387257&chkAgenzie=ITALIAOGGI&sez=news

La Consob ha elevato una sanzione amministrativa pecuniaria da 450 mila euro nei confronti di Kpmg per aver violato i principi di revisione contabile. I rilievi mossi dalla Commissione di vigilanza presieduta da Giuseppe Vegas, si legge nella delibera 19042 datata 26 settembre 2014 ma resa nota al mercato soltanto questa mattina, sono relativi ai lavori di revisione di Kpmg sui bilanci d'esercizio e consolidato di Mps nel 2008 e nel 2009. L'authority, in particolare, ha rilevato come la società di revisione rilasciò il proprio benestare ai bilanci dell'istituto di credito senese "senza rilievi", dando origine a "irregolarità inerenti all'attività di revisione" per quanto riguarda le verifiche svolte sulla rappresentazione dell'operazione Santorini, il Fresh 2009, alcuni canoni di usufrutto pagati a JpMorgan e la ristrutturazione del derivato Alexandria con il repo Btp Nomura.
B. Mps, la Consob multa Kpmg (450 mila euro). "Violati i principi di revisione contabile"

Banca d'Italia durante il fascismo

Qua la prova ‘istituzionale’ che BdI, banca dominata dal privato, ebbe un periodo "aureo" durante il fascismo: 
Estratto dal sito della Banca d'Italia:
"In questo contesto di preparazione alla guerra (nel 1935 iniziò l’aggressione all’Etiopia) venne elaborata, in ambito IRI, la legge di riforma bancaria del 1936. Una prima parte (tuttora in vigore) della legge definì la Banca d’Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche. Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l’intero assetto del sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine; definì l’attività bancaria funzione di interesse pubblico; concentrò l’azione di vigilanza nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l’esercizio del credito (organo statale di nuova creazione), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d’Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo."

domenica 23 novembre 2014

Altro banchiere trovato morto: suicidio o omicidio?


Scritto il novembre 22, 2014 by  Fonte: http://rossellafidanza.altervista.org/2014/11/22/banchiere-trovato-morto-suicidio-omicidio/



Il primo ha fatto notizia. Poi è arrivato il secondo, il terzo…. una catena che sembra essere senza fine e che ha toccato anche l’Italia nell’ambito dell’inchiesta di Monte Paschi di Siena e con Banca Sella: il banchiere suicida.
Tempo fa lessi una frase: quando saranno i banchieri ed i politici a cominciare a suicidarsi, allora il mondo starà realmente cambiando.
Notizie di presunti suicidi di politici ancora non ne arrivano, ma la catena di morte che sta percorrendo tutti i bancari ed i banchieri ovunque nel mondo lascia dietro di sè una traccia di sangue sempre maggiore.
Oggi, ultimo in ordine cronologico: ma questa volta è un omicidio efferato a tutti gli effetti.
Shawn Miller, amministratore delegato della divisione rischi di Citigroup è stato trovato senza vita con la gola sgozzata nella vasca da bagno del suo appartamento di lusso di Manhattan. Si è aperta la caccia all’uomo responsabile del delitto commesso a Greenwich, New York. La polizia sta indagando ma sono ”quasi certi che si tratti di omicidio”, dichiara il capo del NYPD.
Ok.
Questo potrebbe essere stato ucciso per diversi motivi, ma tutti gli altri?
ZeroHedge.com ha accolto nelle sue colonne un testo di Wall Street On Parade su un certo numero di suicidi (“suicidi” ?) che sono avvenuti lo scorso anno, particolarmente nella Banca JP Morgan, che ha vissuto delle difficoltà finanziarie. Questi suicidi (“suicidi” ?) hanno dato vita a delle speculazioni e a parecchie tesi differenti, collegate ben inteso al clima del settore finanziario e di Wall Street dopo il 2008.
L’ inchiesta di Wall Street On Parade (di Pam e Russ Martens) ha puntato sulla trasparenza. In particolare, sono stati chiesti alle agenzie federali responsabili di queste particolari problematiche dei dettagli su una assicurazione molto particolare, nota come Bank-Owned Life Insurance o BOLI «una pratica controversa che risarcisce la società quando muore un dipendente o un ex-dipendente.”
I due giornalisti si sono resi conto che  si tratta di un “segreto-commerciale” a cui non hanno potuto avere accesso. Hanno comunque portato avanti la loro inchiesta, oggetto di questa pubblicazione. Così hanno saputo che JP Morgan ha sottoscritto una serie di assicurazioni BOLI per 10,4 miliardi dollari, che offrono una copertura per almeno 100 miliardi dollari, e forse diverse centinaia di miliardi di dollari in premi assicurativi …  Tutto l’insieme, ben documentato, suggerisce una spiegazione di questi suicidi (più che mai “suicidi”), come si può facilmente intuire – che apre la strada a scenari incredibili, che potremmo anche giudicare, per la loro straordinarietà, oltre qualsiasi tesi immaginabile finora.
“Secondo i Centri per il Controllo e la Prevezione delle Malattie, l’aspettativa di vita di un maschio di 25 anni con una o più lauree nel 2006 era di 81 anni di età. Ma negli ultimi cinque mesi, cinque impiegati maschi, con alto grado di istruzione, che lavoravano alla JP Morgan, nel pieno dei loro 30 anni e un ex dipendente di 28 anni, sono morti in circostanze sospette – compresi i tre che sembra si siano buttati dal tetto di un edificio – che si rivelano come casi statisticamente rari anche durante il culmine della crisi finanziaria del 2008.
“C’è un altro punto imbarazzante che spinge a non considerare queste morti come eventi casuali – non si stanno verificando presso le sedi centrali di JP Morgan – Citigroup. Sia JP Morgan che Citigroup sono istituzioni finanziarie globali sia come banche commerciali che come banche di investimenti. Il numero dei loro dipendenti è molto simile – 260.000 dipendenti per JPMorgan contro 251.000 per Citigroup”.
“Sia JPMorgan che Citigroup hanno stipulato delle quantità massicce di assicurazioni BOLI, di proprietà delle banche stesse, una pratica controversa che paga premi alla società, quando un dipendente o un ex-dipendente muore. (Nei casi di ex dipendenti, le banche svolgono una regolare attività di “spunta dei morti” per mezzo di controlli su documenti pubblici, utilizzando il codice di previdenza sociale degli ex dipendenti per conoscere se se l’ ex dipendente sia morto e se si possa quindi inviare una richiesta di pagamento del premio di morte alla compagnia di assicurazione.)
“Per Wall Street On Parade abbiamo studiato attentamente gli annunci mortuari pubblici degli ultimi 12 mesi per cercare nomi di defunti, dipendenti o ex dipendenti di Citigroup o del gruppo bancario, Citibank. Non abbiamo trovato dati che suggeriscano che Citigroup abbia vissuto la stessa esperienza di tanti decessi di giovani uomini sui trent’anni come accaduto a JPMorgan Chase. Non abbiamo nemmeno trovato notizie di stampa su impiegati del Citigroup che abbiano fatto qualche salto giù da qualche edificio.
“Messi insieme tutti i fatti di cui sopra, il 21 marzo di quest’anno, abbiamo scritto a chi controlla le banche nazionali, l’ufficio del Comptroller of the Currency (OCC) [...] L’OCC ha risposto educatamente, con lettera del 18 aprile, dopo averci fatto una telefonata pochi giorni prima, per informarci che non ci sarebbe arrivato niente di ufficiale (sotto il sole) come prevede la legge. (A Wall Street, “sotto il sole” di solito significa “sotto una tenda scura”.) La lettera dell’OCC ci informava che i documenti relativi alla nostra richiesta sarebbero stati trattenuti sulla base del fatto che erano documenti “privati o contenevano segreti commerciali, o informazioni commerciali/finanziarie, fornite confidenzialmente e che facevano riferimento ad affari personali o finanziari di privati cittadini” e che comunque  si riferiscono a un ” rapporto contenuto o relativo ad una indagine.
“Il vero lato ironico è che i documenti non riguardano affari finanziari personali delle persone che godono di una giusta privacy personale. Le persone, per lo più, non stanno andando a incassare i premi di un’assicurazione sulla loro vita. In molti casi, non sanno nemmeno che esistono delle polizze di svariati milioni di dollari stipulati sulla loro morte che sono state negoziate dal loro datore o ex datore di lavoro. Altrettanto importante è il fatto che JPMorgan è una società quotata in borsa i cui azionisti hanno il diritto, in base alle leggi vigenti, di essere informati sull’origine dei loro guadagni – devono sapere se quei guadagni provengono dal settore bancario tradizionale o da operazioni di investimenti bancari. Oppure questa macabra pratica di trarre profitto dalla morte dei propri dipendenti oggi è diventata un importante contributo per i profitti di Wall Street?
“Come si è visto, un aspetto delle informazioni cavallerescamente negate dal OCC è pubblicamente disponibile purché si abbia voglia di andare a cercarle. Il 24 marzo di quest’anno, abbiamo scritto che JPMorgan Chase deteneva (al 31.12.2013) 10,4 miliardi di dollari in attività BOLI presso la sua banca di depositi assicurativi.
Abbiamo preso contatti con l’ esperto di assicurazioni BOLI, Michael D. Myers, per capire che cosa possa rappresentare per JPMorgan detenere un pacchetto di 10,4 miliardi di dollari in BOLI presso la sua banca commerciale, in termini di valore nominale di assicurazione sulla vita dei suoi lavoratori. Myers ha dichiarato: “Senza conoscere la durata dell’investimento o il suo tasso di rendimento, è difficile stimare il valore nominale della copertura assicurativa. Tuttavia, un valore in contanti di10,4 miliardi di dollari potrebbe facilmente tradursi in più di 100 miliardi di dollari di copertura assicurativa effettiva e non è da escludere che arrivi anche a due o tre volte questo valore” – ha detto Myers, socio dello studio legale di Houston, TexasMcClanahan Myers Espey, LLP …»
Che terremoto si aspetta il mondo della Finanza? E quale ripercussioni avrà sulle nostre vite?

sabato 22 novembre 2014

IL GOVERNO GRECO RESPINGE TUTTE LE ''INDICAZIONI'' DELLA TROIKA! SCONTRO FRONTALE CON L'OLIGARCHIA DI BRUXELLES (ADDIO UE) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

Fonte: http://www.ilnord.it/index.php?id_articolo=3798#.VG232IDDJ0g.facebook


giovedì 20 novembre 2014
ATENE - Il ministro greco delle Finanze, Gikas Hardouvelis, ha inviato ieri sera ai rappresentanti della troika (Fmi, Ue e Bce) le risposte della Grecia alle richieste dei rappresentanti dei creditori internazionali: lo riferisce il quotidiano Kathimerini, spiegando che il governo greco non intende apportare modifiche al sistema previdenziale tali che possano provocare una riduzione delle pensioni oppure l'aumento dell'eta' pensionistica.
Inoltre, il governo esclude cambiamenti alla legge attualmente in vigore che regola i licenziamenti collettivi e le modalita' con cui vengono adottate ora le decisioni che riguardano la proclamazione dello sciopero per le quali la troika chiede che siano prese con la maggioranza del 50% piu' uno.
Riguardo lo spinoso problema dell'asserito 'buco' nel bilancio del 2015, il governo - secondo Kathimerini - insiste nel sostenere che non esiste alcun 'buco', mentre la troika continua ad affermare che nel bilancio del 2015 mancano 3,6 miliardi di euro.
Inoltre il governo di Atene sottolinea che non procedera' ad alcun aumento dell'Iva sui prodotti alimentari e di largo consumo e che non intende apportare modifiche alla normativa che regola i mutui e i prestiti in rosso. Del resto, si fa notare in ambienti governativi, la legge e' gia' in vigore e i cittadini hanno cominciato ad usufruire, con successo, dei vantaggi da essa previsti.
In pratica, il governo greco ha respinto al mittente il diktat della Troika. Questo apre uno scenario compleamente nuovo. Infatti, l'esecutivo Samaras fino a prima di questa categorica presa di posizione contro la Bce, la Ue e l'Fmi - cioè la Troika - era allineato alle decisioni prese a Bruxelles, perchè lo stesso Samaras era salito al potere con l'avallo dei potentati oligarchici europei. Con questo netto rifiuto, la Ue ora non ha più sponde e alleati in Grecia.
E' finita la dittatura. Questo, non c'è il minimo dubbio, produrrà a brevissimo sconquassi nella già sgangherata Unione europea. 
max parisi

venerdì 21 novembre 2014

Dietro la Moneta-Debito – L’amministratore disonesto

Fonte: http://www.quieuropa.it/dietro-la-moneta-debito-lamministratore-disonesto/

 
di Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabbazia - 
Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Nicola Arena, titoli di stato, debito, amministratore disonesto, Vangelo di Luca, nessuno può servire due padroni, bene comune 
Dietro la Moneta-Debito – L’amministratore disonesto 
Nessuno può sevire due padroni. Chi vuol servire il Prossimo
non può servire il male incarnato nella moneta
emessa a debito

di Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabbazia
Premessa di Sergio Basile – Presidente S d G
sete di giustizia - amministratore disonesto
 L'amministratore, la banca, il Drago                                                                   
Francoforte, Bruxelles – Premessa di Sergio Basile – Il verbo "amministrare" indica l'azione propria di chi si prodiga nella gestione di un bene, in vista di un risultato positivo. Ci troviamo, dunque, dinanzi ad un'azione "positiva" protesa all'ottenimento di un utile e – per estensione – allarealizzazione del bene comune: se è vero che la "ricchezza" affinché possa portare benessere reale deve essere diffusa e non concentrata o accentrata. Ma cosa accade se l'amministratore perde di vista il senso del "bene comune" e considera illegittimamente "come proprio" un bene universale e convenzionale come la moneta che dovrebbe essere utilizzato – come nell'antichità – per il bene dell'intera comunità sociale? Evidentemente si entra nel campo dell'equivoco e della contraddizione pura. Lo si comprende bene leggendo il comunicato Ansa delle ultime ore giunto direttamente da Francoforte, sede della Banca Centrale Europea(BCE). "L'economia della zona euro è debole – ha commetato l'amministratore Draghi -  la crescita non ha slancio anche per colpa dell'aggiustamento dei conti ancora in corso in alcuni Paesi. Ma, se la situazione dovesse peggiorare – si legge ancora nella nota -  la Bce è pronta a nuove misure non convenzionali tra cui l'acquisto di titoli di Stato"(Ansa).
 In parole povere…                                                                                                         
Detta in parole povere la sostanza del discorso può riscriversi in questi termini: "L'economia della zona euro è debole e non vi è crescita per colpa dell'aggiustamento forzato dei conti sfalsati appositamente dall'emissione della moneta a debito, per costringere i popoli a morire di tasse e sacrifici. Se la situazione debitoria che porta alla stagnazione economica dovesse peggiorare, la BCE sarebbe pronta a coprire i debiti, "acquistando nuovi debiti" (titoli di stato). Non trovate tutto ciò ridicolo e anacronistico? Basterebbe emettere la moneta a credito – cioè accreditarla nei bilanci statali – per salvare capre e cavoli, cioè per uscire dalla crisi ed evitare il dilagare del debito. Basterebbe farlo, visto che la moneta – come detto e provato in più sedi – non è altro che carta-straccia da tipografia, venduta agli stati a tassi da usura. Evidentemente gli amministratori disonenti che governano il sistema bancario internazionale questo lo sanno bene! Ecco perché esso foraggia ininterrottamente schiere di politicanti e tecnici impegnati giorno e notte a studiare nuovi tecnicismi col solo scopo di far sentire le persone ignoranti ed inadeguate a comprendere meccanismi in sé semplicemente folli.
 Il logico legame tra usura, disoccupazione e povertà                                    
Ma Draghi – come al solito – si è superato, sostenendo che "la ripresa – oggi – è messa a rischio da disoccupazione alta, capacità produttiva inutilizzata e necessari aggiustamenti di bilancio". Quasi a voler convincere la sua platea che non esiste alcuna soluzione di continuità tra regime debitocratico, povertà, fallimento di imprese e disoccupazione. Inversione della realtà e della logica che oggi, inevitabilmente, comprende anche un bambino. Cioè tutti, tranne i politici impegnati nelle diverse campagne elettorali… Chissà come mai! Ma nel mercato dei voti di usuropoli c'è ancora chi vaga alla ricerca di illusori spiragli di luce: la luce del privilegio e del clientelismo che non si pone domande e non si da (e dà) risposte. Anche in questo caso – come spesso e volentieri accade – ci viene in soccorso il Vangelo (Luca 16,1-8) nelle disarmanti parole di Gesù. (Sergio Basile)

di Nicola Arena
sete di giustizia - amministratore disonesto
 Mai delegare all'amministratore disonensto                                                    
Roma – Riflessione di Nicola Arena su Luca 16,1-8 – Leggendo questo brano del Vangelo si scoprel’importanza che Dio dà alla nostra intelligenza e, soprattutto al modo come essa è usata su questa Terra. Scopriremo inoltre che, per valorizzare al massimo il creato messoci a disposizione da Dio, non dobbiamo rimanere inerti nella nostra ignoranza. La vita è importante e bisogna usarla sempre a fin di bene, senza mai cederla ad amministratori disonesti, che siano politici o altre persone chegestiscono il bene comune.
 L'amministratore disonensto in Luca 16, 1-8                                                   
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.  Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
sete di giustizia - amministratore disonesto
 Scaltrezza a fin di bene… mai per nuocere al prossimo                                 
Da queste parole, supponiamo che il padrone fosse Dio e che l’amministratore fosse ogni persona dotata d’intelligenza che viene posta al servizio di Dio. Quando però l’amministratore non svolge il proprio compito con fedeltà, esso compie un atto ostile al disegno Divino e per questo viene privato della possibilità di gestire e amministrare i beni che gli vengono affidati. Bisogna evidenziare e notare un atteggiamento molto importante, anzi fondamentale per comprendere al meglio il significato vero delle parole di Dio. Egli, in questa scrittura loda non la disonestà dell’amministratore, ma la sua scaltrezza: quindi Dio avendo dotato  gli uomini d’intelligenza, si compiace ogni qualvolta questi la usano. La scaltrezza dev’essere utilizzata, però, a fin di bene e non in maniera disonesta. Queste parole ci esortano a perseguire una strada ricca di novità e insidie (almeno per quelli che pensano di non doversi interessare alla politica o alle questioni monetarie a essa strettamente collegate).
 Quando Auriti scoprì e diede un volto all'inganno monetario…                
Quando il professor Giacinto Auriti scoprì, dopo anni di studi e di ricerca della vera giustizia sociale, l’inganno monetario che sta all’origine della creazione del denaro (vedi qui ), si comportò come un amministratore (del sapere e della conoscenza) onesto e al servizio del bene. Lascoperta del  valore indotto della moneta, segna una tappa fondamentale, una pietra miliare nella storia dell’umanità.
sete di giustizia - amministratore disonesto
 Il massimo di noi stessi                                                                                            
I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”. Questa frase ci deve spingere a dare il massimo di noi stessi, cioè a impegnarci e a utilizzare la nostra intelligenza e scaltrezza al servizio del prossimo. Noi che ci riteniamo, o aneliamo a essere, figli della luce, dobbiamo comprendere che basta metterci d’accordo attraverso una convenzione e potremo tranquillamente creare il valore di tutta la moneta che ci serve per soddisfare i nostri bisogni, utilizzando uno strumento di costo nullo (vedi qui ).
 Ci mettono sopra anche gli interessi…                                                                
In pratica questo lo facciamo già, però inconsapevolmente, e a causa di questa ignoranza o pigrizia nell’informarci, “i figli di questo mondo” (i grandi usurai che dominano il sistema economico e sociale mondiale e i loro amministratori) prima ci espropriano del valore che noi creiamo, e poi ci indebitano di altrettanto valore e, non contenti e senza vergogna, ci immettono sopra anche gli interessi. In queste condizioni l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio, viene ridotto alla schiavitù, costretto a pagare interessi su un debito non dovuto e questo per il nostro creatore non è accettabile.
sete di giustizia - amministratore disonesto
 L'inganno scoperto                                                                                                    
Adesso, come ci suggerisce Dio, l’inganno è stato scoperto! Occorre che oltre alla preghiera (fondamentale per la nostra salvezza dell’anima), su questa terra, dobbiamo usare l’intelligenza di cui disponiamo ed essere attenti e scaltri per non farci derubare di quello che ci spetta di diritto e delle nostre vite.. Non possiamo lasciare le meraviglie del creato in mano agliadoratori del male.
 L'importanza del reddito di cittadinanza                                                           
L’intera umanità si può definire veramente liberata dalla schiavitù del debito, soltanto quando diventerà proprietaria della propria moneta. Questa deve essere emessa a credito, con un reddito di cittadinanza (vedi qui ), che consenta il diritto alla sopravvivenza per ogni abitante della terra, e non a debito come viene fatto da troppi secoli ormai.
sete di giustizia - amministratore disonesto
 Nessuno può servire due padroni                                                                        
In tal senso appare fondamentale comprendere l'affermazione di Gesù nel Vangelo:  «Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza(mammona, inteso anche come demonio)» (Parola del Signore).
 Tornare a servire l'unico padrone… farsi amici del popolo                          
In pratica, con queste parole, Gesù autorizza ed esorta gli amministratori disonesti, che da sempre hanno servito i politici (camerieri dei banchieri), a non servire più i potenti della terra, ma afarsi amici del popolo, perché, quando cesserà di esistere quella ricchezza disonesta (frutto dellamoneta debito), rimarranno le amicizie e i sani rapporti umani, nel rispetto reciproco e degli insegnamenti di Gesù.
Nicola Arena, Sete di Giustizia Anguillara Sabbazia (Copyright © 2014 Qui Europa)
Premessa di Sergio Basile – Presidente SdG

giovedì 20 novembre 2014

“Giuridicamente le banche commettono falso in bilancio e autoriciclaggio. Tutti i debiti possono essere considerati nulli”. Marco Saba

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=9483

Intervista a  Marco Saba

“Giuridicamente le banche commettono falso in bilancio e autoriciclaggio. Tutti i debiti possono essere considerati nulli”. Marco Saba

“L’opinione pubblica si svegli, il Pil del nostro Paese potrebbe raddoppiare in un mese. Basterebbe un decreto del governo”



di Francesca Morandi
Le banche usano, di fatto, mezzi illeciti come il falso in bilancio e l’autoriciclaggio nello svolgimento della loro attività al fine di ottenere enormi guadagni che non dichiarano”. La provocazione viene da Marco Saba, direttore della ricerca presso il Centro Studi Monetari di Milano (http://www.studimonetari.org/), il cui obiettivo è “dare una sveglia” all’opinione pubblica “in un’epoca in cui la stragrande maggioranza degli italiani è soffocata dai debiti e l’amministrazione dello Stato è vessata dal debito pubblico”. 
Ma le cose possono cambiare, perché i cittadini hanno il diritto e gli strumenti giuridici per mutare lo status quo attuale", spiega Saba, già membro dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra (http://www.o-c-o.net/), che cita innanzitutto l’ultimo studio condotto dall’economista Nino Galloni, raccolto nel libro “Il futuro della Banca” (ed. Eurilink), dove si dimostra come la contabilità bancaria attuale sia alterata, "falsa".
- Che cosa intende quando dice che il denaro in possesso delle banche è “falso”? 
“Quando la banca riceve contanti crea sui conti correnti denaro elettronico equivalente al contante ottenuto “clonando” quindi il valore del denaro liquido che dovrebbe essere annullato o distrutto. Giuridicamente, infatti, le banche non hanno una esplicita licenza di creare denaro virtuale, ma vengono considerate solo come società di intermediazione finanziaria. L’attività principale delle banche consiste invece proprio nella creazione di denaro ex novo,  che - ad oggi - non risulta contabilizzato a bilancio. Se gli istituti di credito evitano di iscrivere in contabilità, nel risultato lordo d’esercizio, la quota annuale di denaro virtuale che creano dal nulla, è evidente che lo considererebbero esse stesse “denaro falso”. A norma di legge i debiti contratti con denaro falso sono viziati e non sono giuridicamente validi. Ne deriva che tutti i debiti contratti con le banche sarebbero annullabili, un vero e proprio miracolo degno della “Madonna dei Debitori”! Ma la notizia buona è che non c'è nessun bisogno di cambiare le regole esistenti: se le banche seguissero la regola contabile principale ovvero quella che richiede che il bilancio esponga la situazione economica, patrimoniale e finanziaria reale, allora si regolarizzerebbe questo denaro”.
- Torniamo sulle “alterazioni” dei bilanci bancari, quale è la sua tesi?
“Quello che emerge dallo studio approfondito dei bilanci bancari è che essi sembrano predisposti ad arte per occultare la creazione di denaro.  Le banche, infatti, segnano i depositi e i conti correnti solo al passivo di bilancio. Ora che è finalmente riconosciuto il fatto che le banche creano dal nulla il denaro necessario per tutti gli impieghi, è evidente che questo denaro debba essere registrato prima all’attivo, e solo dopo, al momento dell’impiego, al passivo. Oggi questo non avviene, è come se il proprietario di una casa la affittasse senza averla prima registrata al catasto e pretendesse il pagamento dell’affitto senza dimostrare la catena di titolarità della proprietà. E’ un vulnus della legalità. In parole semplici: le banche fanno guadagni enormi prestando denaro di cui non risultano avere la proprietà, per cui non ci pagano le tasse, riottenendo indietro il denaro con gli interessi. Il margine operativo lordo delle banche ammonta a enormi quantità di denaro, decine di miliardi di euro, di cui beneficiano solo gli istituti di credito. Il Pil del nostro Paese potrebbe raddoppiare in un mese, se i “soldi virtuali” creati dalle banche fossero calcolati e tassati. Basterebbe un decreto del governo di Matteo Renzi…”.
 
- Possibile che questa anomalia passi costantemente inosservata?
Al momento non si dispone nemmeno di uno studio di settore dedicato all’attività bancaria, in particolare per i codici ATECO 64.11.00 (Attività della Banca Centrale) e 64.19.10 (Intermediazione monetaria di istituti monetari diverse dalle Banche centrali) e addirittura la Commissione degli esperti dell’Agenzia delle Entrate, interpellata in proposito informalmente, ha fatto sapere che tale studio non è nemmeno in agenda per il futuro”.
- Come hanno fatto le banche a ottenere un tale potere? 
“La brama di denaro ha portato le banche a concentrarsi sulle attività finanziarie e speculative.  La mia opinione è che sia stato costruito “ad arte” un sistema finalizzato a creare enormi riserve di denaro da utilizzare per costruire una catena di comando in cima alla quale ci sono le banche e al di sotto i governi, che dovrebbero rappresentare gli interessi dei cittadini, ma che oggi sono sotto scacco da parte delle banche stesse, che vengono mediaticamente spacciate come “il mercato”, al punto da non poter più operare per il bene della propria comunità. In questa struttura piramidale che non ha nulla di democratico, si crea un vero e proprio “governo delle banche” che condiziona la vita o la morte degli Stati, manipolando i tassi, i cambi e i prezzi, dell’oro e delle materie prime ad esempio, e finanziando rivoluzioni per soggiogare e indebitare le popolazioni, come quella in Ucraina che da aprile si trova sul gobbo un prestito di ben 17 miliardi di dollari da parte del FMI. I condizionamenti politici ed economici legati a questi prestiti internazionali, spacciati per “aiuti”, portano a conseguenze geopolitiche disastrose, come è evidente dalle attuali tensioni che l'Occidente sta creando con la Russia”.

La politica bancaria di Mussolini

In questo contesto di preparazione alla guerra (nel 1935 iniziò l’aggressione all’Etiopia) venne elaborata, in ambito IRI, la legge di riforma bancaria del 1936. Una prima parte (tuttora in vigore) della legge definì la Banca d’Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche. Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l’intero assetto del sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine; definì l’attività bancaria funzione di interesse pubblico; concentrò l’azione di vigilanza nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l’esercizio del credito (organo statale di nuova creazione), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d’Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo.

COME USCIRE DALLA CRISI: Teoria economica del Dott. Paolo Tanga

Fonte: http://fahrenheit912.blogspot.co.uk/2014/11/come-uscire-dalla-crisi-teoria.html?spref=fb

Di seguito riporto l'articolo in esclusiva per FAHRENHEIT 912 del Dott. Paolo Tanga e la sua premessa alla "Teoria economica sulla condivisione del valore dei beni" che potrete scaricare direttamente sul vostro dispositivo come file pdf.
Laureato in Economia e Commercio con 110 e lode, dopo varie esperienze nell'Amministrazione dello Stato, ha ricoperto per anni il ruolo di Direttore Principale di Succursale della Banca d'Italia. Oggi in pensione da circa 4 anni. 
Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Commendatore con Placca dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro 

Articolo di Paolo Tanga
Perchè questo articolo? perché quello che ci viene detto non ci convince, perché ci dicono che siamo in crisi, che le imprese non assumono e non c'è lavoro in quanto l'Italia è indietro con le riforme; perché le imprese devono crescere e diventare competitive; perché la soluzione dei nostri politici è fare tutto quello che ci dice la Commissione Europea.
Ma noi che facciamo? Litighiamo per dire che la colpa è della Germania o, invece, della Merkel e quant'altro senza soffermarci nell'individuare le cause di questa crisi e incidere su queste.
Qualcuno chiede l'efficientismo . . .; facendo un esempio, nella ristorazione, forse ci sono troppe persone che vi lavorano; un nuovo ristorante senza cuoco né camerieri, con mini tavolini unipersonali consentirebbe di accelerare il tempo per la consumazione di un pasto, a costi supereconomici, grazie all'utilizzo di macchine per sfornare pasti completi al ritmo di 1 ogni dieci secondi, 6 al minuto, dalle 12 alle 14 più la sera, dalle 19 alle 22 – in cinque ore – ho un totale giornaliero di 1800 pasti che venduti a 4 euro l'uno, con un guadagno di 1 euro, in trenta giorni mi fanno realizzare 54.000 euro di utili. Infatti con la nuova apparecchiatura mi basta una persona che aggiunga alla stessa gli ingredienti che si consumano. Ho una struttura grande, efficiente e competitiva! Ho fatto chiudere tutti i ristoratori della mia zona mandandoli sul lastrico, ho fatto licenziare tanti lavoratori dipendenti; posso essere ricco . . . ovviamente da solo. 
Ma se non vengono 1800 avventori al giorno? Se non vengono 1800 persone a mangiare? E in ogni caso ho così risolto i problemi dell'Italia?
Evidentemente no! Il problema non è la crescita, non è l'efficienza, non è la competitività: se un imprenditore produce e non trova chi acquista i suoi prodotti si deve fermare. Il problema non è produrre di più, ma è che non ci sono abbastanza soldi per comprare quello che viene prodotto. Se così è, gli imprenditori sono poveri e instaurare una guerra tra poveri distrugge gli uni a favore degli altri, ma non si risolve il vero problema: la mancanza dei soldi!
Alcune domande …. perché non abbiamo i soldi? …. perché il nostro reddito è diminuito?
La risposta è semplice …. perché entrando nell'euro, l'Italia ha rinunciato ad emettere la propria moneta. Quindi, quando lo Stato ha bisogno di moneta deve chiederla in prestito, ma non all'Istituto al quale ha delegato l'emissione, cioè alla BCE (Banca Centrale Europea), bensì a una delle banche private, che sono le sole facoltizzate ad indebitarsi con la BCE. Questa, oggi presta i soldi allo 0,05%, cioè per 1.000.000.000 di euro percepisce in un anno 500.000 euro di interessi; ma nello stesso tempo la banca privata presta questi soldi al 2,50%, cioè in un anno gli interessi percepiti sono pari a 25.000.000 euro, ben 24.500.000 euro in più per una partita di giro, senza far nulla; in pratica 24.500.000 euro per ogni miliardo di euro intermediati.


Quindi nell'esempio fatto, per restituire il prestito, lo Stato dovrà chiedere ai propri cittadini, alla fine dell'anno, 1.025.000.000 di euro di imposte in più: se la spesa pubblica non è avvenuta per fare un investimento produttivo e la proprietà della banca privata è estera, la ricchezza della Nazione si riduce e avremo meno soldi per comprare: la spirale negativa continua ad impoverirci, per inciso è recente la notizia che le banche americane, per i clienti che hanno conti creditori espressi in euro, applicano un tasso di interesse negativo a motivo del fatto che la BCE applica un tasso negativo dello 0,20% agli istituti di credito che depositano presso di lei somme in euro). Capite le conseguenze negative?.
Prima dell'euro non era così: le banche italiane erano pubbliche, 
cioè i loro utili aumentavano la ricchezza dello Stato, che poteva emettere moneta facendosi finanziare dalla Banca d'Italia, oppure, in presenza di alta inflazione, emetteva titoli pubblici con cedola tale da far recuperare parte dell'inflazione. I risparmiatori italiani si sono sempre ritenuti soddisfatti, in quanto lo Stato non aveva mai avuto problemi a reperire capitali sul mercato interno. C'era, poi, anche la valvola di sicurezza che i titoli eventualmente rimasti invenduti sarebbero stati acquistati dalla stessa Banca d'Italia. La crescita del valore nominale del debito pubblico non spaventava nessuno perché in termini reali si riduceva. Il risparmio svolgeva la sua funzione benefica perché i risparmiatori, tra il risparmio già accumulato, gli interessi e i nuovi risparmi, accrescevano in termini reali la loro ricchezza; il governo, con la crescita della spesa pubblica alimentava un circolo virtuoso non solo di spesa corrente, ma anche di spesa di investimento: pagamento di stipendi e di opere pubbliche come ospedali, strade, ferrovie. Ora, invece, si è arrivati a dire che tutto deve essere privato, ed ai privati lo Stato ha venduto quasi tutto.






Ma i privati non devono pensare al benessere dei propri concittadini, devono pensare solo a rendere efficienti e remunerative le loro imprese e per farlo, approfittando pure degli incentivi all'uopo stanziati da questa Europa dell'euro, hanno delocalizzato la produzione e perciò in Italia sono sempre meno i posti di lavoro, occorre abbassare i salari per essere competitivi e quindi il reddito disponibile non solo è minore per la maggiore imposizione fiscale, ma anche perché il settore privato segue quello che l'Europa gli indica.
Tornando alla BCE e all'euro, un altro aspetto dilaniante è la crescita abnorme delle masse monetarie e speculative attraverso operazioni definite “derivate” o “di copertura” per abbellirne il termine, oppure con i “subprime”. In Italia erano proibite; poi sono state rese in tutta fretta regolari; le conseguenze sono ufficiali per Montepaschi e Carigenova.
Devo dire fortunatamente a fine 2006 la crisi dei subprime scoppiò. di essa ne troviamo traccia sulla stampa italiana solo nel marzo 2007. Le conseguenze per le banche italiane non sono state disastrose, grazie alla lungimiranza di chi aveva guidato la Banca d'Italia fino ad allora. Una cosa mi pare abbastanza chiara: Paolo Baffi, Governatore della BI dal 1975 che affermava pubblicamente, anche nei suoi libri, che l'inflazione non era un problema, fu incriminato nel 1979 e costretto alle dimissioni; suo successore fu Carlo Azeglio Ciampi, che nel 1981 firmò il divorzio tra Tesoro e BI.
Una volta nell'euro, lo Stato non ha fatto altro che distruggere la ricchezza che aveva. In che modo?
Il processo che ha seguito è questo: Dapprima non ha aumentato le imposte, eppure sarebbe stato necessario, invece per aumentare le entrate ha privatizzato di tutto e quel poco che aveva incassato dalla svendita non è stato nemmeno investito oculatamente. Il crescente deficit pubblico ha imposto una politica di stabilità monetaria che ha arricchito la grande finanza, nel frattempo divenuta privata e sempre più in mano straniera: perciò deflusso di ricchezza e impoverimento della nazione.
A fronte di questo processo, i primi provvedimenti hanno instradato l'Italia verso una politica pseudo virtuosa: un abbassamento progressivo della spesa pubblica, accompagnata però dalla crescita del debito per interessi e un innalzamento della pressione fiscale che, però, era neutralizzato dal venir meno degli utili di gestione dell'ingente patrimonio pubblico privatizzato. I vincoli di austerità imposti dal modo in cui è stato costruito l'euro non sono mai stati contrastati, ma accompagnati da una significativa politica recessiva che ha ulteriormente indebolito le possibilità di sopravvivenza delle imprese italiane.
Lo Stato, la Repubblica, il Governo hanno rinunciato a svolgere il proprio ruolo. Qual è questo ruolo? Soprattutto quello più importante di entrare nel contesto sociale per prendersi cura del funzionamento corretto delle relazioni fra i cittadini, preoccupandosi specialmente di coloro che si trovano in condizioni di indigenza e quindi di prestare servizi come la sanità pubblica a favore di tutti perché venga assicurata l'eccellenza anche a coloro che non potrebbero accedervi; assicurare l'ordine pubblico anche a coloro che non possono pagarsi le guardie del corpo; pagare medici del pronto soccorso perché in caso di urgenza ogni cittadino sappia a chi rivolgersi; gestire le scuole perché chi non ha i mezzi per istruirsi possa farlo senza chiedere prestiti privati, ammesso che possa accedervi. Questo caratterizza una Repubblica, questa è la Repubblica.
Voglio fare un paragone: una banca finanzia un imprenditore che vuole costruire uno stabilimento su un terreno di proprietà e si accorge che subito dopo l'erogazione il finanziato vende tutto il suo patrimonio, compreso il terreno dove doveva costruire lo stabilimento; cosa dovrà fare la banca? Se ne dovrà stare tranquilla? Questo modo di agire dell'imprenditore non sarà illecito?
Ebbene, la Repubblica Italiana deve assicurare i servizi che la caratterizzano come Repubblica; ma essa va a cedere, senza corrispettivo, la possibilità di emettere la moneta per finanziare quelle attività: non si è spogliata di una possibilità operativa, anzi della possibilità operativa; e se non fa più quello che deve fare, quella cessione non sarà illecita?
ABBIAMO INDIVIDUATO LA CAUSA PRIMA DELLA CRISI: L'EURO, CHE E' ACCOMPAGNATA DALLA CRESCITA ESPONENZIALE DELLA FINANZA.
Ma cosa succede se usciamo dall'euro?  Uscirne semplicemente senza approntare un progetto, un piano, sarebbe da suicidi: la finanza internazionale, con le sue possibilità economiche ha accaparrato tutto quello che poteva, le sue forze ci farebbero precipitare nella peggiore inflazione, faremmo il suo gioco.
Ma c'è un'opposizione crescente . . ., alla quale bisogna aggregare gli sfiduciati, cioè il 50% degli elettori che rifiutano di andare alle urne. I tempi sono maturi per farlo, ma occorre un progetto completamente nuovo.
QUELLO CHE PROPONGO E LA TEORIA DELLA CONDIVISIONE DEL VALORE DEI BENI
I presupposti di questa teoria economica sono:


  1. uscire dall'euro e dimagrire la finanza;
  2. tener conto che uno Stato non ha solo il conto economico, ma anche uno stato patrimoniale. Invece questa Europa è stata costruita per distruggere il patrimonio dello Stato imponendone la cessione;
  3. la sovranità monetaria deve essere ricondotta in capo ai cittadini e non in capo allo Stato;
  4. l'emissione della nuova moneta per conto dei cittadini, sarà curata dallo Stato, che dovrà curare anche la concessione di prestiti a quei cittadini che li chiedono per piani di investimento produttivo.


Questa teoria coinvolge tutti, senza mettere gli uni contro gli altri. Non c'è lotta tra generazioni, tra dipendenti e datori di lavoro, tra occupati e non occupati, tra pensionati al minimo e pensionati d'oro, tra ricchi e poveri: ognuno collabora con gli altri.


Applicare la teoria della condivisione del valore dei beni significa, in pratica, che ciascuno di noi possiede beni: beni immobili, beni mobili registrati e non registrati, preziosi, macchinari di valore, fermiamoci qui.


Questi beni valgono qualcosa. La ricchezza delle famiglie italiane, stimata dalla Banca d'Italia a fine 2009, era pari a 9.448 miliardi di euro, al netto dei mutui in essere sulla stessa (cfr. il Supplemento al Bollettino Statistico del dicembre 2010).


Diciamo allora che i cittadini posseggono 9.448 miliardi di euro di patrimonio e decidono di porlo a garanzia dell'emissione del nuovo metro monetario. E' un capitale immenso che toglie dalla circolazione l'euro; se viene prestato al 5% consente introiti annuali per 472,2 miliardi di euro, importo superiore alle entrate tributarie previste nel 2014 e nel 2015, anche se inferiori di 2 miliardi a quelle preventivate per il 2016. Quindi questa nuova moneta dei cittadini consente di abolire tutte le imposte.


Questo cosa significa? Che se ho l'idea di avviare o ingrandire un'impresa e non ho i capitali, non ho difficoltà a procurarmeli, mi costano il 5% e, siccome non dovrò pagare imposte sarò veramente competitivo. Per essere competitivi gli imprenditori stranieri dovranno trasferire le loro attività produttive in Italia, dove verrebbero a trovarsi in posizioni di vantaggio rispetto al Paese d'origine, apportando però in Italia nuovi posti di lavoro.


Conoscete il caso Depardieu? Quanti Depardieu verrebbero in Italia a chiedere la cittadinanza?


Esisterebbe un problema di inflazione? Dico di no, esisterebbe un problema contrario, ma per evitare la deflazione lo Stato dovrebbe diventare datore di lavoro per il miglioramento e l'eccellenza dei servizi pubblici essenziali per tutti: scuola, sanità, ordine pubblico. Si potrebbe permettere di spendere per l'abbellimento delle città, avviare a produzione le terre incolte, ecc.

Verrebbero meno tanti lavori, che però non producono ricchezza, mi riferisco ad esempio ai consulenti tributari; questi incorporano costi in meno per le imprese; ma soprattutto verrebbero meno le preoccupazioni: ho fatto bene la dichiarazione dei redditi? Ho detratto quello che dovevo detrarre? Eliminare le imposte non solo rende l'Italia competitiva, ma aumenta il benessere di tutti e non ci dovremmo più preoccupare del problema dell'evasione fiscale; le occasioni di lavoro si moltiplicherebbero eliminando totalmente la disoccupazione e coloro che fanno lavori che non producono beni sarebbero impegnati ad accrescere la ricchezza. Crescendo la ricchezza aumenterebbero i beni a garanzia della moneta ed eliminando la disoccupazione non avremmo più la delinquenza indotta da povertà.

Articolo di Paolo Tanga © 15 Novembre 2014



Potete ascoltare le teoria del Dott Paolo Tanga direttamente da lui esposta al Convegno di Montegranaro il 09/11/2014,
Convegno su sovranità monetaria (VERA).
Vi consiglio di seguire l'intera conferenza, ma se volete andare direttamente all'intervento di Paolo Tanga, portate il cursore del riproduttore video a 1 ora e 11 minuti.

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